Abbattere un albero può essere necessario, ma non è mai una decisione piacevole e spesso neanche semplice.    Qui vorrei parlare non di come si fa il lavoro, ma di come si fa decidere se farlo.

Prima di tutto, occorre quindi ribadire alcuni concetti che non sempre sono abbastanza ovvi.

Tanto per cominciare, il mondo e tutti noi abbiamo un disperato bisogno di alberi.   Tutti i principali parametri climatici e tutti i cicli bio-geo-chimici  dipendono dagli alberi.   L’averne ridotto il numero e la massa a forse il 10% di quello che era solo 1000 anni fa è uno dei principali fattori di dissesto ambientale sia a livello locale che planetario.   Quindi mi sentirei di dare qui due regole generali:

Regola 1: se puoi, dove puoi e come puoi cerca di aumentare il numero e la mole degli alberi.

Regola 2: ricordati sempre che per buttare giù un albero ci vogliono pochi minuti; per metterlo su ci vogliono decenni.

Da queste due regole auree, discendono i criteri per scegliere la pianta da tagliare e la prima domanda è:  Perché ho bisogno di abbattere un albero ?   Di solito il tre motivi principali sono:

 

Abbattere un albero perché pericolante

Su questo punto circolano molte leggende ed una diffusa paura che aumenta con ogni tempesta.   Sicuramente l’albero della foto qui sopra è stato abbattuto per mettere in sicurezza la casa e quel che è accaduto è troppo poco per il crimine commesso.
Il primo punto da tenere sempre a mente è che un albero non è un palo ficcato per terra, ma un essere vivente.   Quello che lo tiene in piedi è quindi, prima di tutto, la buona salute.  Un albero sano è ben difficile che cada, anche se è storto, anche se tira vento.   Viceversa, in albero malato è in pericolo, ma anche qui occorre fare attenzione.   Gli alberi hanno una struttura completamente diversa da quella degli animali e non è affatto detto che se una parte sta male, debba star male tutto il resto.  Anzi, alle volte, la morte di un settore della chioma migliora la salute del rimanente.   E’ un processo naturale che i rarissimi potatori bravi sanno sfruttare.
Altro punto importante da tener presente è che il tempo non scorre alla stessa velocità per noi e per gli alberi.   Prima di decidere se una pianta è sofferente, occorre osservarla con attenzione per almeno un paio di anni di seguito.   Perdita di foglie, ingiallimenti eccetera possono infatti dipendere da incidenti passeggeri e non aver nulla a che fare con la struttura della pianta.
Comunque, qui come sempre, la prima regola è la prevenzione.   Il che significa non fare niente che possa danneggiare la salute degli alberi.   Soprattutto non cose stupide come danneggiare le radici principali, impermeabilizzare il suolo o capitozzare le piante.

 

Abbattere un albero perché fa ombra

Gli alberi sparsi nei campi o lungo i confini sono stati quasi ovunque eliminati sia per facilitare il lavoro delle grosse macchine, sia per ridurre l’ombreggiamento.   Ma se per millenni si sono invece piantati una buona ragione ci deve essere.   E difatti è vero che gli alberi fanno ombra, ma l’effetto è completamente diverso a seconda del tipo di albero e del tipo di colture.   Ci sono piante che fanno ombra sempre ed altre che la fanno solo in primavera-estate; così come ci sono colture che hanno bisogno di più o meno luce ed in momenti diversi.   Molto approssimativamente, le graminacee hanno bisogno di molta luce, mentre le altre erbe gradiscono un certo ombreggiamento.   Dato questo che dipende anche in modo determinante dal clima locale.   Anche a seconda dell’annata, le stesse colture possono avvantaggiarsi di un po’ di ombra o del pieno sole.
Prima di decidere, occorre quindi osservare cosa succede per alcuni anni.   Tenete sempre conto che gli anni per noi sono giorni per gli alberi e minuti per gli ecosistemi.
Inoltre, gli alberi non fanno solo ombra: consolidano le pendici e le scarpate, mantengono in circolazione acqua e nutrienti che sarebbero perduti, proteggono dal vento e dalla siccità.
In sintesi, un’attenta osservazione spesso ci fa capire che è meglio lasciarlo stare, ma ci sono casi in cui è effettivamente necessario intervenire.   In questi casi, prima di tagliare l’albero, è bene valutare se non possa essere sufficiente potarlo.   Considerati i tempi degli alberi, spesso una buona soluzione è potare la chioma, piantando un sostituto che non dia le medesime controindicazioni.   Ad esempio, sostituire una magnolia con un pioppo, o un abete con un faggio; un pino con un frassino e via di seguito.   La pianta potata probabilmente deperirà nel giro di alcuni anni, anche decenni se ho fatto bene il lavoro.   E quando sarà necessario abbatterla, quella sostitutiva sarà già cresciutella.

 

Abbattere un albero per legna

La maggior parte degli alberi vengono abbattuti per far legna.   Quindi non parliamo più di piante nei campi o nei giardini, ma nel bosco.   Le situazioni reali sono praticamente infinite, ma ci sono alcune regole che possono essere di aiuto quando si deve scegliere cosa tagliare e cosa lasciare.  Direi che le principali sono queste:

  • MAI tagliare le piante più belle né quelle più vecchie, comunque siano. Più un albero è vecchio, più si è dimostrato in grado di superare le avversità, i suoi semi sono quindi i migliori disponibili per riprodurre il bosco.   Quando si decide quale vacca macellare si sceglie quella che fa meno latte o che è più spesso malata.   Quando si decide quale albero abbattere si fa esattamente il contrario e non ho mai capito perché.
    Ma non basta.   Più gli alberi invecchiano, più aumenta la quantità e la varietà di altri organismi, animali e vegetali, che possono ospitare.   In termini di biodiversità sono quindi assolutamente vitali, anche quando sono mezzo morti.   Anzi, in un bosco si dovrebbero sempre lasciare in piedi alcuni esemplari morti (al netto di particolarissimi casi legati ad epidemie in corso).
  • MAI tagliare le piante che sono localmente rare. La biodiversità è un elemento di equilibrio e di evoluzione degli ecosistemi assolutamente fondamentale.   Il tipo di saccheggio cui sono stati sottoposti per secoli in nostri boschi ha ridotto drasticamente questo parametro.   Oggi è normale trovare soprassuoli composti da solo una o due specie, invece delle decine di un tempo.   Quando si taglia occorre quindi proteggere il “diverso”.  Se possibile, piantarne.
  • Diradare poco e spesso. Cioè esattamente il contrario di quello che si fa.   Ovviamente, tagliare poco e spesso comporta molto più lavoro ed impedisce l’uso delle grosse macchine tanto care all’industria.   In compenso migliora la qualità del legname prodotto, protegge il suolo dall’erosione e dal sole, evita che una tempesta abbatta il poco che abbiamo lasciato noi.
  • Occhio al suolo. Chi si occupa di orti facilmente capisce che la sua maggior attenzione non deve andare alle piante, bensì al terreno.   Chi si occupa di boschi raramente ci arriva e, generalmente, i danni fatti al suolo superano di molto quelli fatti alla vegetazione.
  • Rispettare il sottobosco.   Quello che molti considerano “sudicio” in realtà si chiama “sottobosco” ed è vitale per la buona salute del bosco. Mantiene in circolazione l’acqua in periodo di siccità, protegge le pendici, arricchisce il suolo e molto altro ancora.   Può essere necessario controllarlo, ma va sempre maneggiato con cautela e quando qualche vecchietto vi dice “ai miei tempi i boschi eran puliti”, rispondetegli “Si e anche malati”.

Nella realtà non ci sono due situazioni uguali e non si dovrebbe quindi mai fare esattamente la stessa cosa due volte nella vita.   Tuttavia, per quello che vale la mia esperienza, rispettare questi pochi consigli basterebbe ad evitare la maggior parte dei danni che si fanno.

"Tutto a posto, la motosega va a biocarburante."
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