Il 5 marzo 2015 una tempesta di vento senza precedenti sradica un terzo degli alberi tra Forte dei Marmi e Pietrasanta (Lucca).   Lo spettacolo delle pinete devastate è impressionante, ma i guai sono appena all’inizio.

Tutti gli errori possibili sono stati fatti.

distruggere pinete in Versilia - Fresatura
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Primo errore:   Le ramaglie vengono portate via.   Per cominciare, ovviamente, il comune ingaggia una ditta per rimuovere gli alberi caduti.   Sorprendentemente, la ditta porta le ramaglie in discarica anziché cipparle sul posto e spargere il materiale sul terreno.   Questo ha due conseguenze:
La prima è un forte aumento dei costi.
La seconda è che il suolo forestale viene improvvisamente esposto senza alcuna protezione al sole ed alla pioggia che, letteralmente, lo distruggono.   Nel giro di un paio di mesi, complice anche la primavera più calda di sempre, in superficie rimane solo sabbia, ma sotto c’era ancora vita e sopra alcuni giovani lecci avevano resistito al vento.

Secondo errore:   Si amputano le chiome di gran parte dei lecci superstiti.  Nel bel mezzo di un’ondata di caldo fuori stagione, parecchie fra le piante sopravvissute alla tempesta vengono ridotte a pali telegrafici.  Nessuno ha capito perché.   Ma nonostante tutto, alcuni alberi sopravvivono e la sabbia torna ad essere colonizzata da specie pioniere: la Robinia, l’Ailanto, la Fitolacca, lo Stramonio (quest’ultimo, che il Comune ritiene pericoloso è una pianta comune nei terreni incolti, le prode ecc.).   Una ricca vegetazione che alacremente ricomincia a costruire suolo e biomassa.

Terzo errore: La vegetazione pioniera viene eliminata.   Per mantenere agibile la zona al pubblico, sarebbe bastato passare un paio di volte l’anno con un trinciastocchi, risparmiando una ragionevole densità di robinie.    Nel giro di un anno o due, si sarebbero avute le condizioni ideali per ripiantare le specie desiderate.
Invece no.   Per la modica spesa di 41.000 € (solo la prima delle tre fasi previste dal progetto approvato) si interviene con metodi che non saprei se definire “nazismo boschereccio” o come.
Per eliminare ogni traccia di vita, si sono tagliate le piante pioniere, quindi si è praticata una doppia fresatura alla bellezza di 25 cm di profondità!    Così da essere sicuri di danneggiare il maggior numero possibile di radici e distruggere quel che restava del suolo.

Quarto errore: Si pratica una concimazione minerale.   Si noti che siamo su terreni sabbiosi ed in una zona che soffre di siccità cronica, oltre che dell’intrusione di acque marine nell’entroterra, sia attraverso le falde freatiche, sia risalendo il corso dei fossi.    Dunque, poiché c’è carenza di acqua ed abbondanza di sale, sul terreno desertificato si aggiunge altro sale, sotto forma di “perfosfato”.

Quinto errore: Viene seminato un prato.    Si dovrebbe sapere che i parati, hanno bisogno di acqua regolarmente, quindi l’ideale su di in terreno devastato, salato e con un clima sovente siccitoso.   Fortuna che, alla fine, si distribuisce dell’ammendante organico (sollievo!).   Cioè si spende per riportare una frazione di ciò che prima si è speso per eliminare, ma perlomeno questo non è sbagliato.

distruggere pinete in Versilia - irrigazione
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Sesto errore: Si irriga il prato.   Per pura fortuna alla fine di Marzo è piovuto ed il prato è spuntato, per ingiallire già alla metà di Aprile.  Così lo si irriga pompando acqua da un fosso.    Da venti anni almeno l’irrigazione dei prati dovrebbe essere vietata lungo tutta la costa.   Questa pratica, infatti, deprime ulteriormente la falda freatica e favorisce quindi l’ingresso del mare nel sottosuolo.   Una minaccia subdola, ma grave poiché provoca l’inquinamento irreversibile delle scarse riserve idriche ancora presenti in zona.

 

Un futuro incerto

distruggere pinete in Versilia - l'ombra che resta
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Questo è lo stato delle cose alla fine di Maggio.   Vedremo come procede la stagione e speriamo che non si proceda con la prevista nuova concimazione minerale azotata che aggiungerebbe altro sale al sale.   E speriamo anche che non si proceda con la seconda fase del progetto che prevede (udite udite) di abbattere i lecci superstiti perché fanno ombra!   Guarda caso, il poco di vegetazione che verdeggia è all’ombra di questi superstiti che si vogliono sterminare.

 

Ma questa pineta non è l’unica vittima di questo oscuro disegno.  Lo sono anche le alberature, abbattute o drasticamente capitozzate,  proprio con l’avanzare del caldo e del periodo secco e senza preoccuparsi delle esigenze dell’avifauna.    Se la tempesta ha spazzato via il 30% degli alberi, la “motosega dopo la tempesta”  ha fatto fuori forse un terzo di ciò che era rimasto.   Sui terreni pubblici come su quelli privati, indifferentemente.
Non è una novità, chiunque si occupi di ambiente ha imparato a temere tempeste, alluvioni e simili.   Non tanto per i danni che queste fanno, quanto per i danni che vengono fatti subito dopo.

 

 

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