Ci sono molti modi per farsi cadere un albero in testa ed anche per sfasciare casa propria.   Dalle mie parti va molto di moda.  OK, c’è il “Global Warming” e le tempeste imperversano, ma gli alberi spesso resistono, sempre che non si provveda a conciarli il peggio possibile.   I proprietari di questa villa hanno appena fatto un lavoro esemplare in questo senso.   Vale la pena di osservarlo in dettaglio.

 

Dove siamo e che albero è.

La zona è la Versilia e l’albero è un pino domestico.    Una combinazione di per se difficile perché queste piante hanno le radici molto superficiali e  chiome grandi che prendono molto vento.   E questo tratto di costa è rinomato per le trombe d’aria e le bufere.   Specialmente quando il vento forte si accompagna alla pioggia non è raro qualche pino cada.   Semplicemente, il Pino domestico è un albero evolutosi su suoli pesanti  e quindi poco adatto al terreno sabbioso della Versilia.
C’è rimedio: ogni qualche anno occorre alleggerire le chiome togliendo il seccume e le pigne, un lavoro di pazienza che si fa con una specie di piccola roncola montata su di un’asta molto lunga.  Inoltre, bisogna ovviamente avere molta cura delle radici.

Nota bene: l’albero in questione aveva resistito impassibile alla terribile tempesta del 5 marzo 2016 che ha abbattuto circa un terzo degli alberi della zona, fra cui tre pini che gli erano accanto.   Dunque una pianta evidentemente sana e robustissima.   Era necessario intervenire.

 

L’intervento

farsi cadere un albero in testa - Radici strappate
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Come si vede falla foto, la prima fase è consistita nella parziale demolizione della chioma.   Ho detto che la si deve alleggerire, ma per far presto gli auto-proclamatisi “potatori”  spalcano i rami bassi, riducendo le chiome a dei pennacchietti in cima a dei pali.   È vero che questo riduce la presa del vento, ma ha tre “effetti collaterali” di una qualche rilevanza.
Innanzitutto si spinge la pianta a crescere sempre più in altezza, costruendo nel tempo la leva più favorevole possibile per il vento.   Più saggio sarebbe cercare di mantenere gli alberi il più possibile tarchiati.
Il secondo effetto è che dalle ampie ferite l’albero perde grandi quantità di acqua e di resina.   Il pino molto difficilmente viene attaccato dai funghi (al
contrario della maggior parte degli alberi), ma comunque soffre e si indebolisce.

farsi cadere un albero in testa - radici strappate-2
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Il terzo è forse il più importante.   Riducendo drasticamente la chioma si “affamano” le radici che in parte muoiono e per il resto vanno in sofferenza.
Insomma, la stabilità dell’albero anziché aumentare diminuisce.   Congratulazioni!    Ma non è finita.

Poche settimane dopo i boscaioli sono arrivati i muratori che, con una ruspa, hanno scavato intorno all’albero, troncando parecchie radici, fra cui una di quelle principali.   Guarda caso lato mare, che è la direzione da cui di solito arrivano i fortunali.   Ma non basta ancora.    Le radici sono state strappate malamente e giusto a ridosso del piede dell’albero.   Cioè nel modo e nella posizione più dannosi possibile.

Naturalmente, quando cascherà sulla casa (perché lo farà di certo), ci sarà il solito coretto di imbecilli: “Gli alberi sono pericolosi! Gli alberi sono pericolosi!”

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