Di Luca Pardi

In un post segnalato da Ugo Bardi viene spiegata la natura dei feedback che possono far avanzare rapidamente il riscaldamento climatico e che non sono inclusi nei rapporti dell’IPCC il quale, dunque, per eccesso di prudenza degli scienziati, risulterebbe ottimista nella proiezione degli scenari futuri. Riporto la traduzione integrale della parte rilevante del post segnalato.

Senza i feedback, potremmo continuare a bruciare combustibili fossili e a tagliare le foreste, e la temperatura media globale continuerebbe ad innalzarsi gradualmente, ma così lentamente che le parti più abitate del pianeta rimarrebbero vivibili per ancora lungo tempo.
Ma se “accendete” i feedback (cicli di retroazione) il sistema parte per la tangente.
 

I feedback sono le fonti naturali di riscaldamento che si attivano alzando la temperatura media globale non di solo uno o due gradi Celsius. I principali sono tre.
 
1) Via via che il ghiaccio e la neve, che riflettono efficacemente la radiazione solare e che coprono la maggior parte delle regioni polari si sciogono, il tasso al quale il calore solare viene assorbito cresce rapidamente su gran parte del pianeta. Stiamo creando un nuovo motore di riscaldamento che non si può spegnere.

 
2) Il riscaldamento ai poli scioglie il terreno e i fondali costieri ghiacciati (permafrost) nella regione artica, i quali rilasciano enormi quantità di metano che provoca un ulteriore riscaldamento.

 
3) Gli oceani, via via che si scaldano, rilasciano una parte delle grandi quantità di biossido di carbonio hanno assorbito in passato, semplicemente perché l’acqua più calda può contenere meno gas disciolto.

 
Questi  sono i feedback assassini. Almeno cinque volte negli ultimi 500 milioni di anni  il pianeta ha deviato improvvisamente in un clima 5-6 gradi Celsius superiore al presente, e in ognuno dei casi questi feedback sono i primi indiziati.

 
Non abbiamo bisogno di costruire l’arma che ci uccide. Ci basta premere il grilletto. Ed è con il grilletto che stiamo giocando in questo momento.

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