Nella foto, il tratto peggiore: gli alberi sono stati tutti abbattuti dalla tempesta del 2015, erbe ed arbusti falciati dall’amministrazione. Lo scopo è quello di rimboschire, ma con un suolo così ridotto, sarà molto difficile.

Tempo fa pubblicai un breve articolo in cui si stigmatizzavano gli errori commessi in seguito alla terribile tempesta del 5 marzo 2015 in Versilia.
Ebbene, non è ancora finita.  Nei due anni trascorsi l’amministrazione comunale di Pietrasanta ha ottenuto i finanziamenti necessari per il restauro della Versiliana, di gran lunga il principale frammento di bosco sopravvissuto alla speculazione edilizia tra Viareggio a Forte dei Marmi.   Una buona notizia, dunque?  Purtroppo no, malgrado l’intenzione fosse ottima.

Il caso si presta bene per un’analisi di alcuni fra gli errori oggi più comunemente commessi in materia di restauro e gestione degli ecosistemi forestali. Possiamo distinguerli in due tipologie: errori di progettazione ed errori di attuazione.

Errori di progettazione

Meglio chiarire subito che qui non c’è assolutamente niente di illegale, anzi.  Il progetto ha superato il vaglio di tutti gli enti preposti ed i problemi procedono proprio dalla pedissequa attuazione di norme e linee-guida emanate dalle autorità (stato e regione).
Alla base di tutto si trova una convinzione profondamente radicata nella cultura dei funzionari pubblici: il suolo è un supporto che serve a tenere ritti gli alberi.
Ben al contrario, il suolo è il cuore dell’ecosistema forestale e gli alberi un suo prodotto.  Se analizziamo un suolo sano di foresta temperata (nelle foreste tropicali è diverso) troviamo che la quantità di materia vivente contenuta in esso è superiore a quella che si trova sopra di esso.  Non solo per gli apparati radicali, ma soprattutto per la miriade di organismi che vivono nei suoi interstizi: perlopiù batteri, funghi e micorrize, ma anche protozoi, alghe, insetti, nematodi, rotiferi e moltissimo altro ancora.   Quando, passeggiando, ammiriamo lo stormire delle fronde stiamo osservando la bandiera che sventola sul castello.  Il castello è quello su cui stiamo camminando.
Dunque, ogni cura dovrebbe essere data alla salvaguardia del terreno, in particolare evitando assolutamente due cose: il passaggio di mezzi pesanti e l’esposizione al sole.  Le grosse macchine, tanto care agli operatori, hanno infatti effetti molto distruttivi sui suoli,  Ma ancora peggiore è l’effetto dell’esposizione al sole ed alle alte temperature che, letteralmente, distruggono la fertilità dei suoli, specialmente se sabbiosi come quelli che si trovano in quasi tutta la Versilia.
Viceversa, eliminare completamente erbe ed arbusti è la prima cosa che viene fatta per sgomberare il cantiere da ogni ostacolo alle successive operazioni.

Il secondo errore, collegato al primo, è stato di tagliare tutte le robinie.   Odiate da tutti, queste sono alberi di origine nord-americana che crescono molto rapidamente proprio negli ambienti degradati da calamità naturali, incendi o tagli eccessivi.  Sono quindi piante che svolgono una funzione vitale di protezione e di ricostruzione dei suoli danneggiati, oltre che di protezione del novellame delle altre specie arboree dalle intemperie e dal sole.  Inoltre, tagliarle serve solo ad avere degli impenetrabili macchioni anziché degli alberi giacché più si tagliano e più ricacciano polloni.  L’unico modo per liberarsene è dare il tempo alle querce ad alle altre specie autoctone di crescere più alte perché sotto le robinie le altre specie arboree crescono benissimo, mentre all’ombra di altri alberi le robinie deperiscono e muoiono.  Certo ci vogliono 100 anni; tantissimo, troppo dal punto di vista di un funzionario odierno, ma un bagatella dal “punto di vista” di un albero.

Errori di esecuzione.

Funzionari e progettisti sono molto impegnati (tutti quelli che non sono disoccupati, si intende).   Perciò, è prassi che la mattina impartiscano gli ordini e poi se ne vadano.  Ma gli operai lavorano come è stato loro insegnato a fare: cioè “pulire il terreno” e, magari, livellarlo (questo in Versiliana non è stato fatto, ma in altri casi si).  Nel caso in questione, almeno in alcuni tratti è stato salvato una parte del novellame ed è già un’ottima cosa, ma non basta.  Se si vuole un lavoro fatto sulla base di criteri diversi da quelli abituali, non è sufficiente dirlo e neppure spiegarlo.  È indispensabile che qualcuno di competente sia costantemente sul posto, almeno per i primi giorni, in modo da poter indicare pianta per pianta, punto per punto come bisogna fare.
Lasciate a sé stesse, la squadre hanno agito come di consuetudine, tagliando troppo e troppo basso, perfino piante protette dalla legge come il Pungitopo.

Un altro errore di esecuzione reso quasi inevitabile dalla corrente normativa è la necessità di risparmiare. Le ditte sono più o meno tutte con l’acqua alla gola e si contendono gli appalti all’ultimo centesimo.   Ne consegue che, poi, cercano soprattutto di sbrigarsi, usando le macchine e le tecniche più economiche, non necessariamente le più idonee.  Per esempio, in ampi tratti della Versiliana, la vegetazione è stata tagliata con dei trincia portati su dei trattori e, in qualche caso, con dei bracci telescopici, sempre montati su trattori molto pesanti.  Entrambe sono macchine concepite per tutti altri scopi.

Come si sarebbe dovuto fare.

Distinguiamo due tipi di intervento molto diversi.
Nei tratti in cui vi era un’abbondanza di arbusti e novellame, si sarebbe dovuto intervenire con dei decespugliatori spalleggiabili per falciare il rovi e diradare le giovani robinie, lasciandone almeno una ogni 4-5 m lineari.  Questo in parte è stato fatto, ma tagliando troppo e, soprattutto, tagliando tutte le robinie, come già osservato.

  • Facebook
  • Twitter
  • Google+
  • Buffer
  • Evernote
  • Gmail
  • Delicious
  • LinkedIn
  • Blogger
  • Tumblr

Trinciatura della vegetazione infestante nella Riserva di Sibolla. Si noti che il taglio è diverso a seconda delle piante e che non ci sono praticamente tracce sul terreno.

Per le zone in cui il rovo ha da anni preso il totale sopravvento, è invece necessario un intervento più forte.  La macchina più idonea in questi casi è un escavatore cingolato leggero, dotato di una lama rotante o di un trincia montato sul braccio.  Il vantaggio del cingolo è che riduce moltissimo la pressione sul terreno; il difetto è che quando il mezzo gira, “sbuccia” il terreno, ma un bravo trattorista può molto mitigare questo effetto, usando il braccio per impennare il mezzo quando deve girare.
Esistono anche escavatori ruotati che pongono meno problemi nelle virate, ma hanno una pressione sul suolo molto maggiore.  L’importanza di usare un escavatore è che, rispetto ai trattori, hanno un braccio molto più maneggevole e preciso.  Un operatore esperto può così essere estremamente  selettivo nel taglio.
Quando si ha a che fare con grandi masse di rovo, l’essenziale è tritarli fino a 70-80 cm da terra.  A quel punto, si vede bene se sotto ci sono ancora delle piante interessanti e, se necessario, il lavoro può essere rifinito a mano.  In ogni caso, non si dovrebbe mai tagliare a raso del suolo su ampie superfici; quand’anche vi fosse solo rovo, non si dovrebbe mai arrivare a meno di 30-40 cm. da terra per non lasciare il terreno troppo esposto al sole ed alla pioggia.
Di solito, sotto grandi masse di rovo c’è poco o punto di altro e può essere necessario piantare un gran numero di alberi per ricreare un bosco in tempi relativamente brevi (una trentina di anni almeno), ma talvolta ci sono delle sorprese.   Nel suolo spesso si nasconde un vero tesoro di semi pronti a germinare non appena gli arrivano un poco di acqua e di luce.  Un’altra ragione per fare molta attenzione al terreno su cui si cammina e su cui si muovono le macchine.

In conclusione, vorrei qui ricordare che il Comune di Pietrasanta non sta facendo assolutamente peggio degli altri.  Se solo andiamo a Viareggio o a Forte dei Marmi gli interventi in corso od in programma su ciò che resta delle selve costiere della toscana sono dello stesso genere od anche più impattanti.
Quello che è essenziale capire è che non c’è un problema con Pietrasanta, c’è un problema con praticamente qualunque amministrazione d’Italia.   Per una serie di motivi, le alberature che in passato erano considerate uno dei vanti cittadini, dappertutto sono oggi considerate degli sprechi di denaro e dei problemi di gestione, quando non dei pericoli mortali.   Uno dei tanti paradossi che caratterizzano l’epoca attuale, dal momento che gli alberi sono la migliore, spesso l’unica, contromisura al riscaldamento del clima che sia efficace a livello locale.

 

Share This