di Jacopo Simonetta

Cosa di più banale che falciare un prato?   In effetti difficile non è, ma senza volere è facile fare danni anche gravi.

Ci sono luoghi, come quello della foto, che sembrano fatti apposta per le starne, le pernici, i fagiani e le lepri.   Invece le starne sono praticamente estinte, le pernici sopravvivono in alcune zone, mentre di fagiani e di lepri se ne trovano al margine dei boschi e negli incolti.  Ed insieme a loro sono scomparsi buona parte dei serpenti, dei rospi e di tutta la fauna tipica di questi ambienti.
Per una volta “Monsanto and Friends” non c’entrano assolutamente niente.   Il principale colpevole sono le macchine falciatrici che hanno tre difetti, vibrano, sono veloci e rendono comodo falciare a spirale, girando intorno al prato, dall’esterno verso l’interno.   Ovviamente, i danni maggiori si fanno nei campi, ma anche chi tosa il pratino dietro casa, se non sta attento, ogni volta fa una strage di cavallette, coleotteri e lucertole.

 

Problemi.

Il rumore e la vibrazione del terreno hanno un effetto terrorizzante su molti animali che reagiscono acquattandosi a terra, anziché fuggire, col risultato di venire puntualmente travolti.   Un effetto che è di molto peggiorato dalla velocità con cui avanzano le falciatrici.   Una velocità che eccede le possibilità di fuga di molti animali e disorienta anche quelli che potrebbero correre o volare.

Ma il fattore più grave è il percorso della falciatrice.   Quando si falciava a mano si procedeva in linea, da un lato dell’appezzamento verso il margine opposto.   In tal modo gli animali avevano tutto il tempo e l’agio di filarsela all’inglese.   Viceversa, usando una macchina, specie se di grossa taglia, il metodo di gran lunga più pratico ed economico è tagliare lungo il perimetro per poi stringere al centro.   In questo modo gli animali che fuggono si concentrano in mezzo dove vengono infine uccisi perché per loro la parte già falciata che li circonda rappresenta  una barriera pressoché insormontabile.

 

Mitigazioni.

Mitigare questi effetti è possibile, ma comporta un aumento dei tempi di lavoro e quindi dei costi.   A scala domestica non ci sono problemi, ma a livello professionale si.   Soprattutto se si falcia per fienare perché, generalmente, si ha pochissimo tempo a disposizione.   Spesso bisogna falciare, voltare, ranghinare, imballare e ricoverare nel giro di pochissimo, sia perché basta un temporale a rovinare il raccolto, sia perché il fieno passa facilmente di maturazione.
Comunque, considerando che il danno fatto dalle falciatrici è davvero considerevole, darò qui qualche suggerimento.   Ognuno valuterà poi se ed in quale misura lo può mettere in atto.  O, magari, pensandoci su, troverà qualcosa di meglio.   Nel qual caso spero che me lo comunichi perché mi interessa.

Dunque il primo ed essenziale accorgimento è la lentezza.   Più piano si va e meglio è.   Il secondo è adottare uno schema di taglio un po’ più complicato, ma fattibile senza forti aumenti nei tempi di lavoro.   In particolare, seguendo lo schema delle figura almeno metà della superficie confina con uno dei margini dell’area di intervento fino all’ultimo passaggio.   Questo facilita la fuga di almeno una parte degli animali, ma comporta numerosi passaggi su due lati del campo e questo, a seconda delle condizioni, può danneggiare il suolo. 

La forma dei campi veri ben di rado è quadrangolare e quindi occorre scegliere quale sarà l’ultimo lato lungo cui passare.   Più lungo è e meglio è, ma conta anche cosa c’è accanto.   Se, per esempio, accanto a dove si lavora c’è un altro campo falciato tutto questo serve davvero a poco.  Se, viceversa, c’è un bosco, od un incolto il vantaggio è notevole.

Altri sistemi possono essere di falciare una parte del prato, poi fare un’altra cosa urgente e tornare dopo un po’ di tempo a finire.   Oppure di farsi precedere da qualcuno che cammina una ventina di metri davanti alla macchina, magari cantando anche molto male, tanto per far scappare più animali possibile.

Un altro sistema che riduce molto leggermente l’eventuale raccolto, ma più semplice, è lasciare in piedi una strisciata di erba ogni tanto.   La si falcerà la volta successiva, lasciandone un’altra.   Molto indicativamente, un 2-3% della superficie è già sufficiente a salvare molte popolazioni, specialmente di insetti, che hanno la capacità di recuperare rapidamente.   Inoltre, lasciare andare a seme una minima parte dei propri parati, a rotazione, ha un effetto molto benefico sulla composizione floristica del fieno ed assicura un minimo vitale per una miriade di insetti indispensabili anche per altre colture come le api ed una miriade di coleotteri, mosche, ragni eccetera.

Insomma, la vecchia ricetta “più piccolo, più lento, più dolce” funziona quasi sempre.  Si tratta di trovare il modo di applicarla alla propria situazione.

 

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