Picco per Capre, ovvero cambiare visione sul futuro e prepararsi

Prefazione di Luca Mercalli, presidente Società Meteorologica Italiana

Che cos’è un picco? Vien subito in mente la vetta acuminata di una montagna. Qui parliamo invece di un grafico che gli assomiglia: c’è una parte che sale, a sinistra di chi guarda, poi c’è la sommità, più o meno acuminata, talora anche piuttosto pianeggiante come se foste arrivati su un altopiano, e poi c’è – a destra – la discesa, che potrebbe anche essere più ripida della salita (e in questo caso la chiamiamo “Dirupo di Seneca”, perché Seneca disse che la crescita è lenta e la rovina è rapida).

Il grafico del picco si adatta bene a tutte quelle quantità fisiche che estraiamo dalla natura, per esempio un giacimento minerario che alla lunga si esaurisce. Ma può essere applicato anche a processi che crescono, raggiungono un momento di splendore, poi declinano, invecchiano e muoiono. La mia è la vostra vita è fatta così: un adolescente corre pieno di speranze verso il picco, un cinquantenne comincia a scenderci verso la vecchiaia.

Il picco di qualcosa è dunque il momento in cui avete raggiunto il massimo ottenibile, e che prelude  a una più o meno rapida diminuzione o mancanza di qualcosa. Chiunque sale una montagna sa che poi dovrà scendere, ed è importante prepararsi per la discesa,  non lasciandosi sorprendere dal buio, mantenendo un po’ di energie per non crollare esausti ed essere pronti alle difficoltà che un sentiero diverso da quello  di salita può comportare.

Il mio incontro con il picco, quello del petrolio, è avvenuto nel 2003, grazie a un libro di Ugo Bardi citato in bibliografia e alla sua idea di costruire una vivace lista di discussione sulla rete, per parlare di esaurimento delle risorse, limiti alla crescita, cambiamenti climatici, nuovi modelli economici non dissipativi, transizione energetica ed ecologica.

E’ attraverso migliaia di chiacchiere digitali sulla “lista AspoItalia” (Associazione per lo studio del picco del petrolio) che ho conosciuto gli Autori di questo libro, con i quali ho imparato molte cose, altre ne ho condivise, e tutti insieme ci siamo formati alla resilienza in vista di un mondo instabile e diverso da tutto quanto abbiamo mai prima vissuto.

Da molti anni di tali riflessioni nasce “Picco per Capre”, un libro scritto per persone che hanno voglia di capire cose di cui sentono parlare (cambiamento climatico, crisi ecologica, picco del petrolio, limiti della crescita ecc) e di cui intuiscono l’importanza, ma che non hanno né gli strumenti né il tempo per affrontarle su testi tecnici o anche di divulgazione “alta”.

La capra non è stupida, solo un po’ ignorante e indaffarata a trovare le risorse per vivere.

Altro aspetto di queste pagine è quello di mostrare le interconnessioni fra “crisi” di solito trattate come indipendenti le une dalle altre. Si cerca di far capire, che stiamo fronteggiando un cambiamento epocale unico, articolato in molteplici aspetti. Il libro dunque tenta di presentare i vari argomenti in modo elementare e intuitivo, evitando il più possibile il gergo tecnico e spiegando i termini irrinunciabili. Lungo tutto il libro ci si rivolge al lettore in seconda persona. Si cerca di impostare così un rapporto personale fra gli autori e il lettore, che mi sembra molto ben riuscito. Senza cercare di convincere a oltranza, ma lasciando alla capacità critica di ciascuno la risposta finale.

La sezione A è intitolata “per cominciare” e si propone di posizionare il lettore in rapporto ai dilemmi della contemporaneità, identificando 6 categorie di approccio socio-psicologico corrente. La sezione B è intitolata “chiavi per capire” e contiene la presentazione/spiegazione elementare di alcuni concetti base :

  • Conservazione della materia e dell’energia
  • Crescita esponenziale
  • Ritorni decrescenti
  • Fasi critiche
  • Catastrofi ambientali.

Nel seguito il libro presenta una suddivisione che rimanda alla prima figura del libro, quella dell’iceberg. La prima parte è la punta dell’iceberg dove si trovano i problemi immediatamente visibili ma forse non così importanti: politica ed economia.

La seconda parte include una parte consistente, visibile “per trasparenza”, ma sommersa dell’iceberg, la questione dell’energia e delle risorse non rinnovabili.

La terza parte affronta la parte preponderante dell’iceberg, la più nascosta: la crisi ecologica in tutte le sue sfaccettature, che è quella che a lungo termine potrebbe annientarci.

La quarta parte riguarda gli approcci più razionali da adottare per evitare le trappole più pericolose del futuro: una visione sobria nei confronti della tecnologia, visione che cerca di mettere in discussione la fede tecnologica, ma non esclude l’utilità di quello che sappiamo e sappiamo fare.

L’ultimo capitolo presenta un messaggio tipicamente “apocalottimista”: la civiltà industriale come è oggi (consumista) è molto probabilmente condannata, ma proprio per questo non è il momento di abbatterci: ci sono moltissime cose da fare per migliorare gli scenari attesi e farle aiuta ad affrontare quello che comunque ci aspetta e a diminuire l’ansia.

In un mondo dominato dall’imperativo di pensare positivo a tutti i costi, che etichetta come gufo o cassandra chiunque attiri l’attenzione su scenari scomodi e rischiosi, l’acquisizione di consapevolezza e l’accettazione della realtà sono il primo passo per spingerci all’azione, mitigare ciò che può essere mitigato e adattarsi a ciò a cui dovremo inevitabilmente adattarci. Solo chi comincia per tempo riuscirà però a salvarsi, la maggior parte resterà travolta dagli eventi senza nemmeno aver capito da che parte arriva lo schiaffone.

Ecco perché condivido l’illustrazione un po’ disillusa (ma del tutto realista) dell’attuale critica situazione planetaria descritta in queste pagine, alla quale già da una quindicina d’anni, cioè da quando ho incontrato la comunità scientifico-filosofica a cui appartengono gli Autori del libro, cerco in tutti i modi di prepararmi.

Senza le discussioni condivise con loro, non avrei mai ricoperto il tetto di pannelli solari, isolato le pareti di casa, cambiato serramenti, tappato gli spifferi, costruito la cisterna per accumulare preziosa acqua piovana, ampliato l’orto, comprato un bosco per la legna, acquistato una piccola auto elettrica, ridotto le esigenze quotidiane entrando nel mondo della sobrietà energetica senza nulla sacrificare della gioia di vivere e di imparare, leggere, studiare, insegnare.

Grazie a questa piccola comunità, oggi mi sento meno “capra” di fronte ai picchi che la vita ci sta per proporre. Chi aprirà questo libro avrà l’occasione – in una sola giornata di facile lettura – di assorbire il distillato di decenni di riflessioni cruciali per il nostro futuro.

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