Di Paul Chefurka

L’ONU ha prodotto e pubblicato recentemente un nuovo rapporto sulla popolazione. In esso viene fornita una nuova stima della popolazione umana alla fine del secolo: 11 miliardi.

11 miliardi di persone.
Undici miliardi di persone
11,000,000,000 persone.

Indipendentemente da come lo scrivi si tratta di un numero esorbitante di piedi, mani e bocche. Ma naturalmente la storia non finisce li, vero? Questo numero scandaloso non rappresenta semplicemente corpi umani che occupano ogni possibile nicchia ecologica sul pianeta. Nascosto dietro di esso c’è l’impatto che stiamo avendo sulla geochimica e la biosfera del pianeta e come questo impatto continua ad accelerare man mano che diventiamo più numerosi e più ricchi.
Questa nota considera due aspetti di questa crescita: il nostro impatto sulla fauna selvatica del pianeta e sul nostro effetto sulla sua atmosfera.

Fauna selvatica.

Abbiamo già un impatto devastante sulla fauna selvatica del pianeta. Secondo un recente rapporto del WWF dal 1970 abbiamo letteralmente estirpato il 40% dei vertebrati terrestri selvatici. E. secondo lo studio di Vaclav Smil intitolato: “Harvesting the biosphere” (mietere la biosfera), l’insieme della biomassa umana e di quella degli animali domestici è cresciuta e quella dei vertebrati selvatici è diminuita.

Ho usato la stima di Smil delle biomasse nel 1900 e nel 2000 insieme ai nuovi numeri dell’ONU per stimare l’ammontare globale delle biomasse umana e degli animali domestici e selvatici nell’anno 10.000 aC (diecimila avanti Cristo) e nel 2100. Questo grafico mi ha perfino stupito la prima volta che l’ho prodotto.

Date questo insieme di assunzioni, nel 2100 la sola vita animale sul pianeta (qui si parla solo di vertebrati. NdT) saranno gli uomini e gli animali che gli forniscono il cibo (bovini, ovini, suini, equini, pollame) e compagnia (cani, gatti ecc).

Sono necessarie due parole di spiegazione riguardanti la linea indicata come Capacità di Carico nel grafico.

Per prima cosa la linea è fissata al valore della biomassa dei vertebrati terrestri nel 10.000 aC. Ho scelto così perché a quel punto la Terra supportava tutti i possibili tipi di vita animale prima dell’intervento dell’attività umana. La crescita della biomassa oltre quel limite di 200 milioni di tonnellate è stato determinato dall’uomo. Abbiamo usato tecnologie di molti tipi e una quantità di energia continuamente crescente per trasformare la superficie del pianeta in un habitat per gli uomini e gli animali domestici. E la fauna selvatica è stata progressivamente espulsa dagli ecosistemi così trasformati.

In secondo luogo, ho indicato la Capacità di Carico come una linea orizzontale per semplice convenienza. In realtà essa declina nel tempo. Questo perché la nostra presenza ha gradualmente ridotto la Capacità di Carico del pianeta attraverso le attività di distruzione degli habitat, l’esaurimento del suolo e delle acque sotterranee, l’inquinamento e il cambiamento climatico. Non possiamo dire quale sia oggi la Capacità di Carico, ma si può scommettere con certezza che se tutti gli umani e gli animali domestici si volatilizzassero domani, a causa dei danni subiti la biosfera non potrebbe supportare i 200 milioni di tonnellate di biomassa selvatica di 12.000 anni fa. E ci vorrebbero probabilmente millenni per rigenerare la Capacità di Carico precedente

Il cambiamento climatico

L’altra preoccupazione per un tale aumento della popolazione è, ovviamente, il cambiamento climatico. Le persone usano energia. Le persone che vivono nelle società avanza usano molta energia. Ad una prima approssimazione, i poveri, che vogliono diventare ricchi lo fanno aumentando il loro consumo energetico. I combustibili fossili forniscono l’87% dell’energia globale, una proporzione che non è migliorata negli ultimi 20 anni. Presi insieme questi fatti implicano che le emissioni future di CO2 resteranno almeno le stesse di quelle attuali. Realisticamente queste invece aumenteranno man mano che le persone più povere del mondo lotteranno per innalzare il loro reddito oltre i 2 $ al giorno.

Il probabile effetto di 11 miliardi di persone sarà un raddoppio delle emissioni attuali:

Mentre le emissioni di CO2 aumentano, aumenta la concentrazione atmosferica di gas serra, oltre le 400 parti per milione attuali fino a 650 ppm alla fine del secolo.

Cosa significa tale concentrazione di gas serra per il clima globale? Secondo un recente seminario del Dott. David Wasdell, il risultato sarebbe una temperatura di equilibrio fino a 10 gradi Celsius più alta di quella che era appena duecento anni fa. Oggi l’aumento è stato di appena 0,8 C e abbiamo alterato il Jet Stream Polare. L’effetto di un aumento di 10 C sarebbe inimmaginabile. Si tratterebbe inequivocabilmente un aumento di temperatura tale da determinare un’estinzione di massa globale.

Conclusioni

Dunque, vi sento dire, se qualcosa è impossibile – come questo scenario sembrerebbe- non si verificherà. Qualcosa interverrà inevitabilmente ad arrestare questa traiettoria BAU (Business As Usual). Sono d’accordo con voi.

Una delle principali caratteristiche di un grande e complesso sistema come la nostra civilizzazione planetaria è la imprevedibilità delle sue modalità di collasso. In parole povere, noi sappiamo che qualcosa si romperà, ma non possiamo dire cosa, dove e quando. Al momento i nostri soldi sono in una fase di collasso economico innescato dal collasso del sistema finanziario.

Una cosa sembra chiara. Lo stato finale che ho descritto NON si verificherà. Al momento in cui il 21simo secolo esalerà l’ultimo respiro, il mondo non conterrà 11 miliardi di persone; non emetteremo 70 miliardi di tonnellate di CO2 per anno; e i livelli di CO2 non saranno di 650 ppm. In qualche momento fra adesso ed allora o le forze della natura o quelle dell’uomo interromperanno la musica e Homo sapiens si troverà a cercare una sedia ancora libera.

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