di Jacopo Simonetta

Prima di cominciare, tengo a chiarire un punto: in questo post non discuterò sul significato attuale di “Destra” e “Sinistra” o sull’uso appropriato del termina “fascista”; né intendo dissertare su chi abbia ragione e chi torto.  Ciò di cui oggi voglio parlare è solo di propaganda e di come la sinistra (qualunque cosa ciò significhi oggi) si stia pertinacemente suicidando per un drammatico sbaglio di strategia pubblicitaria.

Premessa.

Questo post trae spunto da un articolo pubblicato da Fintan O’Tool sull’Irish Times.  Qui ne farò una breve sintesi, ma invito tutti a leggerlo per intero e con attenzione, sia per ciò che dice, sia per ciò che tace.
L’incipit è d’ effetto: “Per capire ciò che sta accadendo proprio adesso nel modo dobbiamo riflettere su due cose. Una è che siamo in una fase di prove.  La seconda è che ciò che si sta provando è il fascismo.
E prosegue: “Il fascismo non sorge improvvisamente in una democrazia.   Non è facile indurre la gente a rinunciare alle sue idee di libertà e civiltà.  E’ necessario fare delle prove che, se funzionano, servono a due scopi. Abituano le persone a cose che inizialmente potrebbero rifiutare; e permettono di affinare e calibrare le azioni.  Questo è quello che sta accadendo ora e saremmo folli se non lo vedessimo.”

L’articolo prosegue poi illustrando in modo molto convincente il procedere tramite dichiarazioni ad effetto che, se prese bene dal pubblico, aprono la strada ad un progressivo alzo del tiro.  Viceversa, se la risposta del pubblico è negativa, la frase può essere poi smentita o corretta.   Lo stesso vale per le azioni spettacolari che non hanno alcun impatto sui problemi reali, ma che focalizzano e polarizzano l’opinione pubblica.  Se il consenso cresce, si rilancia; se invece diminuisce si da la colpa a qualcun altro e si ritenta più tardi in modo un poco diverso.
Lo scopo finale è quello di assicurarsi il sostegno di una quota di opinione pubblica, magari non maggioritaria, ma abbastanza consistente e convinta da portarti al potere.  Una volta raggiunta la “stanza dei bottoni”, si ha poi la possibilità marginalizzare l’opposizione e blindare la propria posizione, ad esempio aumentando il peso dell’esecutivo rispetto al legislativo, screditando e poi mettendo sotto controllo la magistratura, intimidendo e controllando la stampa, infestando i social-media di “fake news”, isolando gli oppositori (al limite ammazzandoli), ecc.  In breve, eliminando gradualmente le tutele e le libertà che abbiamo conquistato a caro prezzo, fino a creare dei governi che, pur non essendo delle dittature in senso stretto, sono comunque di fatto inamovibili.  Il tutto in nome e per conto del “popolo”.

Ho trovato l’analisi molto interessante anche se, secondo me, vi mancano quattro considerazioni importanti.

  • Lo scopo della propaganda propaganda politica è sempre quello di creare una determinata percezione della realtà, condivisa dal maggior numero possibile di persone.   Per ottenere questo, può appoggiarsi su complete invenzioni come la “questione della razza”, ma molto più spesso si serve di mezze verità e visioni distorte di fatti autentici.
  • Il processo tratteggiato da O’Toole è quello che è sempre stato usato da chi tenta di scalare il potere in situazioni di crisi. La novità è semmai rappresentata dalla spaventosa potenza che la tecnologia contemporanea mette a disposizione di queste persone.   Su questo c’è, penso, ben poco da fare.
  • Il fascismo (sensu lato) di oggi è diverso da quello di ieri, ma ha anche dei tratti in comune con esso. In particolare il fatto di essere una reazione masochista alla delusione provocata dal fallimento di precedenti governi più liberali.  Dunque la domanda da porsi (non in questa sede) è: Perché  e come la classe dirigente ha fallito in modo tanto catastrofico da aprire la strada a questo tipo di pericolo?
  • E’ vero che la destra sta usando ampiamente i sistemi indicati da O’Toole. Erdogan ed Orban ne sono esempi da manuale, ma qualcosa di simile ha tentato di fare anche Renzi.   Più in generale, la sinistra ha ampiamente usato e tuttora tattiche simili, ma con molto minore successo.  Perché?

In questo post vorrei proporre una possibile risposta a quest’ultima domanda.

Perché la sinistra perde?

Le ragioni sono molte, ma limitandosi allo scarso successo della sua propaganda, in confronto con quella della parte avversa, credo che il principale motivo risieda nel fatto che la sinistra si è fatta e continua a farsi trascinare su di un terreno in cui può solo perdere, invece di spostare l’attenzione verso gli argomenti su cui è più forte.

I cavalli di battaglia della destra, in tutti i paesi occidentali, sono l’immigrazione, il nazionalismo, l’ “Uomo forte” che ci protegge e rimetterà le cose a posto.
Non sono temi scelti a caso, bensì’ sulla base di accurate ricerche di mercato, su consolidate tradizioni e su una buona comprensione degli effetti a breve e medio termine che la crisi in corso ha sulle classi subalterne e medie.    Vediamoli uno alla volta.  Nota bene, che qui non si parla di cosa sarebbe giusto e/o opportuno fare in pratica.  Cioè se dovremmo accogliere o respingere, se sarebbe meglio integrarsi o isolarsi, se i leader che stanno scalando il potere siano davvero fascisti o meno.   Qui l’argomento è solo capire perché la propaganda di destra funziona e quella di sinistra no.

L’immigrazione non è attualmente il pericolo principale per le società occidentali, ma un pericolo consistente lo è davvero.   E non importa se ciò avvenga per ragioni molto diverse da quelle indicate dalla propaganda di destra, l’importante è che una quota crescente di persone lo avverte in modo molto concreto sulla propria pelle.  Niente di più facile quindi che esageralo e manipolarlo a proprio vantaggio.  Ciliegina sulla torta, la pressione migratoria può solo crescere (al netto di fluttuazioni di breve periodo) e peggio andranno le cose da questo punto di vista, meglio sarà per i partiti che cavalcano la questione.
La tattica opposta, minimizzare e tranquillizzare, è stata perdente per vent’anni di seguito e non funzionerà in avvenire.   Continuare a farsi identificare come “quelli dell’accoglienza a tutti i costi” è politicamente suicida e nemmeno aiuta i migranti.
D’altronde, elettoralmente non funziona neppure inseguire la destra sul suo terreno.   Per fare un esempio, i provvedimenti presi da Minniti per rallentare l’afflusso di gente sono stati più forti e strutturali del cinema sinora fatto da Salvini.  Ma ciò ha alienato al PD le simpatie di molti dei suoi, senza per questo frenare l’ascesa della destra (giusti o sbagliati che tali provvedimenti fossero).

Il nazionalismo, comunque rivisitato e imbellettato, è da sempre un “must” delle società in crisi.   Quando il futuro si fa scuro, reca sollievo voltarsi ad un passato più o meno glorioso, specie se opportunamente manipolato ed emendato.   L’idea che poiché siamo stati grandi in passato, potremo essere grandi in avvenire ha un fascino irresistibile anche per persone colte ed intelligenti.  “Make Italy great again”, diversamente formulato, lo si sente oramai dappertutto, sia da destra che da sinistra.  Ed anche qui non serve a niente discutere della differenza fra “europeizzazione” e “globalizzazione” (due processi in realtà antitetici) o delle alchimie politiche di Bruxelles.  Men che meno serve negare i difetti ed enfatizzare i pregi del sistema perché ciò non interessa a chi si sente tradito dalla mancata promessa di prosperità crescente fatta negli anni ‘90.
D’altronde, anche in questo caso, è vano inseguire gli avversari sul loro terreno come, ad esempio,  a fatto Renzi copiando gli slogan eurofobici di Grillo e di Salvini.  Perché chi ne è convinto ha comunque votato 5S o Lega, mentre chi non ne è convinto ha smesso di votare PD.
Molto peggio, il fatto di adottare la stessa prospettiva dei propri avversari equivale a legittimarne la visione e, quindi, rafforzare l’efficacia della loro retorica.  Rendere univoco il messaggio propagandistico è uno strumento molto potente di manipolazione sociale, ma porta vantaggi solo alla parte più oltranzista sull’argomento.

Infine, il leader carismatico “è un’attrazione che va bene sia a destra che a sinistra” (parafrasando Gaber), e lo si può costruire a tavolino, l’importante è che lo stile sia riconoscibile e coerente.  Oggi in Italia va l’uomo duro e semplice, anche se rozzo,   l’importante è che simuli molto bene di essere “uno del popolo che non si da delle arie”.   I modi bruschi, l’abuso dei social, il disprezzo per le istituzioni e le procedure sono spesso elementi del personaggio che, però, deve soprattutto riuscire a presentarsi come l’uomo “del cambiamento” o “contro il sistema”.   Naturalmente non c’è nessun bisogno che lo sia davvero, anzi di solito non lo è.  A livello internazionale, Donald Trump è il caso più eclatante di prodotto del sistema che è stato eletto da chi contro quel sistema sogna di ribellarsi.  Ma anche se si guarda ai politici nostrani, troviamo che per molti anni la parte dell’”Uomo contro il sistema” è stata abilmente interpretata da Berlusconi, poi da Renzi ed ora da Salvini; nessuno di loro era od è estraneo al sistema; semmai ne è un figlio particolarmente dotato.

Che potrebbe fare la sinistra?

Sempre parlando esclusivamente di strategie propagandistiche, il contrario di quello che sta facendo.

Prima di tutto far sparire dalla circolazione volti e nomi “bruciati”.   Non è necessario che spariscano davvero, l’essenziale è che si allontanino dai riflettori e diano il meno possibile nell’occhio al grande pubblico; pazienza se poi continuano a tessere le loro trame nell’ombra.

Quindi è essenziale che scelga un terreno di scontro che le sia congeniale, invece di inseguire gli avversari laddove sono più forti.   A titolo di esempio, ne cito qui tre che mi sembrano praticabili.

Il primo è quello della crescente disparità dei redditi. Un tema caldissimo, forse perfino più di quello dell’immigrazione, su cui la destra (almeno in Italia) è molto facilmente attaccabile a causa della sua pluridecennale, intima collaborazione con Berlusconi.  Fra l’altro, sarebbe anche un ottimo appiglio per smontare l’antieuropeismo della destra.  Innanzitutto perché (non per caso) la UE è la regione del mondo in cui questo fenomeno è di gran lunga meno pronunciato.   Poi perché nessun governo nazionale potrebbe avere oggi la possibilità di imporre una tassazione realmente progressiva alle grandi imprese ed ai loro proprietari.   Anzi, proprio il fatto che la fiscalità sia una competenza strettamente nazionale permette al grande capitale di ricattare i singoli governi col risultato che oggi abbiamo una fiscalità regressiva verso i piani molto alti della piramide.

Apocalottimismo propaganda
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Mappa mondiale del coefficiente di Gini che misura la diseguaglianza nella distribuzione del reddito. I paesi a coefficiente di Gini più basso (colore chiaro) sono i paesi dove il reddito è distribuito più equamente. Al contrario, quelli a coefficiente di Gini più elevato sono quelli dove la diseguaglianza nella distribuzione del reddito è maggiore.

Il secondo è la lotta alla corruzione.  Un altro tema caldissimo su cui si possono sperare dei risultati concreti solo sulla base di una collaborazione sovranazionale molto stretta.   E’ più insidioso però, perché di scheletri ne possono saltar fuori da molti armadi.

Il terzo è quello delle responsabilità pregresse.   Come per la corruzione, è un argomento ad altissimo potenziale, ma difficile perché quasi tutti i partiti ed i politici su piazza ne hanno, anche non tutti nella stessa misura.   Da questo punto di vista, l’unico partito che potrebbe giocare questa carta senza grossi rischi è 5S perché non è mai stato finora al potere, ma ne ha compromesso l’efficacia associandosi strettamente con un partito che, invece, al potere c’è da decenni.

Infine, per tentare una riscossa, la sinistra dovrebbe elaborare una strategia di propaganda che enfatizzi i suoi punti forti ed eviti quelli su cui è debole.   Ma, soprattutto, una strategia potenzialmente vincente dovrebbe essere adatta a gestire una situazione di più o meno rapido declino economico e di crescenti tensioni sociali.  Senza dirlo apertamente, ovvio.
Dunque qualcosa di alternativo e vistosamente diverso sia dal conservatorismo della classe dirigente in declino, sia dallo “sfascismo” di quella montante.
Ad oggi, in Europa, conosco solo due tentativi in questo senso: “DIEM 25” di Yanis Varoufakis e “Aufstehen” di Sahra Wagenknecht.  Proprio in questi giorni ha parlato in questo senso anche Cacciari.  Non è molto e non è detto che abbiano ragione sulle cose che affermano (fra l’altro almeno in parte diverse), ma qualcosa si muove.   Vedremo.

Post Scriptum.

Qualcuno avrà forse notato che in questo post non ho nominato nessuno dei temi che ritengo cruciali come la biosfera, il clima, l’energia, la sovrappopolazione, ecc.   Non è una dimenticanza, è che sono argomenti che interessano solo ad un’esigua minoranza di persone.   Una strategia politica che aspiri a vincere dovrebbe quindi essere costruita sulla profonda comprensione di questi temi e delle loro implicazioni, ma senza dirlo troppo in giro.

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