C’è una rubrica settimanale di Radio Radicale intitolata “Overshoot”. Si occupa di ambiente e territorio il che giustificherebbe il titolo, in qualche modo. Più che altro parlano di assetto urbano e altre facezie. In una delle recenti trasmissioni, che ho ascoltato stamani mattina grazie all’ottimo servizio di podcast di RR, si faceva la recensione di un libro intitolato “Contro (la) natura. Perché la natura non è buona né giusta né bella”. Autori Chicco Testa e Patrizia Feletig. La tesi è che la natura è leopardiana e non è quell’eden che pensano gli ambientalisti. Il conduttore conia il termine “l’ambientalista collettivo”. Quello che si opporrebbe al progresso in nome della conservazione della natura. E’ un vecchio strattagemma politico, si crea una figura estremizzata dell’avversario e si colpisce questa essendo più facile che argomentare qualcosa di sensato. Al conduttore di Overshoot il libro piace perché è un inno al progresso. L’uomo nella sua straordinaria inventività ha sempre lottato contro la natura e ha migliorato le sue condizioni dall’età della pietra fino alla società industrializzata e tecnologica di oggi. Il libro serve a confermare la tesi che l’uomo è in lotta contro la natura e in questa lotta usa la sua intelligenza. E’ verissimo. L’uomo, si può dire ha, da millenni, dichiarato guerra al resto della biosfera, attaccandola, modificandola, asservendola ai suoi scopi. Ha vinto la guerra, ha ridotto la biosfera quasi ad un cumulo di macerie, e sta scoprendo che non ne può fare a meno. In studio è presente uno degli autori che ci fa anche una lezioncina di demografia. Nell’800 eravamo 1 miliardo, nel 1920 eravamo 2 miliardi oggi siamo 7 miliardi e mezzo, se le cose vanno così male con il progresso, perché la popolazione aumenta? No, è tutto sbagliato, l’uomo sta sempre meglio, vive più a lungo e l’unico problema che abbiamo, con la fame e la malnutrizione, è un problema logistico di distribuzione e conservazione del cibo. Cara dott.ssa. Feletig e caro Chicco Testa, l’esplosione demografica ha un nome ed un cognome: Combustibili Fossili. Con il flusso abbondante e a buon mercato di energia fornito dai combustibili fossili l’uomo ha completato e vinto la guerra contro la biosfera. In questo momento i problemi legati a quell’esplosione demografica sono visibili anche se gli effetti non sono totalmente dispiegati: cambiamento climatico, sconvolgimento dei cicli bio-geochimici di azoto, fosforo e dell’acqua, acidificazione degli oceani, inquinamento delle acque e dell’aria, consumo dei suoli fertili, perdita di biodiversità genetica e funzionale,(che vuole dire distruzione delle popolazioni animali e vegetali selvatiche e degli habitat che le ospitano) esaurimento progressivo delle risorse energetiche minerali. Il fatto che vi siano problemi in vista è ovviamente controintuitivo e gli autori hanno buon gioco a fare i finti tonti (o forse sono veri o forse fanno parte della schiera di coloro che non cambiano idea perché da questo dipende il loro reddito), veniamo da un consolidato lungo periodo plurisecolare (addirittura millenario) di crescita di tutte le variabili umane, siamo al culmine dell’abbondanza, gli scricchiolii possono tranquillamente essere ignorati facendo finta di essere all’inizio della modernità. Continuo personalmente a credere che questo si chiami politica dello struzzo. Ci si bea di quello che si vuol vedere, si cerca di non vedere quello che non si vuol vedere o gli si da un’intepretazione ad hoc e si conclude dicendo che va tutto bene, il futuro sarà come oggi, ma in formato più esteso. E’ vero, ci sono persone, una infima minoranza irrilevante da ogni possibile punto di vista, che idealizza la natura. Noi non idealizziamo nulla né la natura né l’uomo, cerchiamo di guardare il mondo con spirito scientifico. La scienza è previsione, le previsioni si fanno partendo dalle condizioni attuali e provando a sbirciare nel futuro in base a modelli mentali o formali. L’estrapolazione del presente al futuro è una delle possibile tecniche predittive. In particolare è quella del cappone di Natale che è convinto dell’infinita bontà dell’allevatore che ogni giorno gli porta il becchime. Poi arriva Natale. Così mi è venuto in mente che piuttosto che preoccuparsi dell’Ambientalista Collettivo a RR farebbero bene a preoccuparsi del Cretino Collettivo.

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