“Chi critica Musk  sostiene Marchionne”, “Parli male di Musk? Sei la prova che meriteremmo un asteroide sulla testa!”, “Ti comporti  come Salieri con Mozart!”… potrei riportare dozzine di altre carinerie che mi sono piovute addosso ogniqualvolta mi sono permesso di esprimere qualche perplessità sul poliedrico patron di Tesla – Space X – SolarCity – Hyperloop – Neuralink e svariate altre compagnie.

In particolare, le contestazioni si trasformano in vera e propria insurrezione qualora si metta in dubbio il fatto che Musk sia un genio. Non sono l’unico a pensare che l’etichetta di ‘genio’ vada attribuita  con parsimonia e solamente a persone molto avanti rispetto alla loro epoca – Galileo, ad esempio – talmente avanti che normalmente i contemporanei non riescono a comprenderli e finiscono per ignorarli o peggio ancora per combatterli, situazione quindi ben diversa da quella dell’idolatrato miliardario di origine sudafricana o di altri presunti campioni della nostra epoca (come Steve Jobs). Le principali avversità per Musk attualmente sembrano derivare dai conti in rosso di gran parte delle aziende, a causa di investimenti un tantino avventati, ma questa è un’altra storia…

Certo, forse sono troppo limitato io non essendo capace di comprendere la profondità di pensiero che si dovrebbe evincere da dichiarazioni tipo le seguenti:

“Ci sono stati solo circa una mezza dozzina di eventi veramente importanti nei quattro miliardi di anni di storia della vita sulla Terra: vita monocellulare, vita pluricellulare, differenziazione in piante e animali, spostamento degli animali dall’acqua alla terraferma, e l’avvento dei mammiferi e della coscienza. Il prossimo grande momento sarà quando la vita diventerà multi-planetaria, un’avventura senza precedenti che aumenterà notevolmente la ricchezza e la diversità della nostra coscienza collettiva” .

“Vi porterò su Marte: mancano solo 12 anni per mandarci la prima persona. Se siamo bravi, forse dieci. E lì creerò una città, perché bisogna garantire la sopravvivenza della nostra specie, nel caso qualcosa vada storto sulla Terra”.

A meno che non siano dei geni anche gli sceneggiatori della Marvel, tali affermazioni mi sembrano più adatte a Tony Stark, l’eccentrico miliardario della saga di Iron Man (a cui Musk poco velatamente si ispira nei suoi comportamenti pubblici) che a una persona reale seriamente impegnata per il benessere planetario.

Se siete arrivati fin qui e non siete dei cultori dei limiti dello sviluppo, potete chiudere la lettura anche perché non sono molto eccitato all’idea di trovarmi coinvolto in nuovi flame con i fanboy di Musk. Ma se dormite con i libri del club di Roma sotto il cuscino, se non vi perdete un post del blog di Bardi, se parlate un giorno sì e l’altro pure di picco del petrolio e ciò nonostante stravedete per lui – o, peggio ancora, siete in brodo di giuggiole per l’operazione Falcon Heavy – allora mi dovete qualche spiegazione.

A proposito di sproloqui sulla mobilità sostenibile, vi chiedo se avete mai fatto caso alle differenze abissali che intercorrono tra una qualunque Tesla  – per chi non ne avesse un’idea vedi foto sottastante – e le sgraziate vetturette del Rocky Mountain Institute. 

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Se pensate che SolarCity testimoni dei genuini sentimenti ambientalisti di Musk, vi farei riflettere sulla sproporzione tra i finanziamenti per lo sviluppo del fotovoltaico e quelli per le strampalate imprese spaziali. Infine, se davvero ritenete che la missione del Falcon Heavy sia stata capace di qualcosa “che neppure Kubrick sarebbe riuscito a immaginare” (uscita infelice di una persona per il resto molto intelligente e che rispetto profondamente), con che faccia poi blaterate di tracollo di Seneca e cassandrate simili?

Lascerò però tali questioni in sospeso per concentrarmi invece su di una dichiarazione inequivocabile sulla visione del mondo del nostro ‘geniale’ miliardario. La dedico soprattutto ad alcuni suo attuali estimatori sedicenti malthusiani sempre pronti a liquidare i loro interlocutori come poco sensibili al problema demografico:

“Io ho tantissima fiducia nel futuro. Guardate l’Europa: si fanno pochissimi figli. È un grande segnale di crisi. Anche in Cina la politica del figlio unico è stata molto dannosa. Certo che è difficile, ma ammetto che faccio fatica a capire le persone che si fermano, che sono passive o pessimiste. Ci sono troppe cose da fare nella vita”.

 

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