CONVEGNO DEL 22 MARZO 2019 – PISA

DOCUMENTI

 

Programma:

Ore

  9,30: Registrazione dei partecipanti

10,00: Apertura dei lavori, moderatore Jacopo Simonetta, ecologo
10,10 Dopo la crescita e verso il picco di tutto, Luca Pardi, IPCF-CNR,  Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio – Italia.
10,40: Non linearità, complessità e tracollo dell’economia attuale, Angelo Tartaglia, Politecnico di Torino.
11,10: Sostenibilità sociale della transizione energetica, Simone d’Alessandro, Università di Pisa, Luigi Giorgio, segretario del                 Movimento per la Decrescita Felice.
11,40: Resilienza nell’Antropocene, SergeLatouche, professore emerito presso l’Università di Paris Sud, Parigi.

12,30 Pausa pranzo

14,00: Sobrietà per i diritti di tutti, Francesco Gesualdi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo.
14,30: Il futuro della biodiversità nell’Antropocene, Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia.
15,00 Importanza delle Aree Protette per la conservazione della Biodiversità, Andrea Bertacchi, Università di Pisa.
15,30 Biodiversità e Paesaggio, Elisabetta Norci, Agronomo paesaggista.
16,00 Il Picco di Seneca, Ugo Bardi, Università di Firenze, Club di Roma.
16,30: Tavola rotonda.  Il ruolo delle Aree Protette nella resilienza locale e globale.
18,00:Chiusura dei lavori

 

Chi sono i relatori.

Andrea Bertacchi, Botanico, specializzato in problemi di conservazione della biodiversità.

Angelo Tartaglia. Fisico, professore presso l’Istituto Politecnico di Torino. Si occupa in particolare di crescita e collasso dei sistemi complessi.

Elisabetta Norci. Agronomo. Lavora nel settore della pianificazione e progettazione del paesaggio ed è docente di Architettura del paesaggio

Francesco Gesualdi. Attivista e Saggista.   Ha pubblicato numerosi  libri e articoli riguardanti soprattutto gli abusi operati della grandi compagnie ed i modi non violenti per contrastarli, favorendo una rivoluzione degli stili di vita, della produzione e dell’economia.

Gianfranco Bologna. Naturalista, direttore scientifico del WWF Italia, Full Member del Club di Roma.  Da oltre 40 anni svolge attività di comunicazione, divulgazione e pianificazione di campagne per la protezione della natura e la sostenibilità.  Autore di numerosi articoli e libri su questi argomenti.

Luca Pardi.  Chimico, ricercatore del CNR, attuale presidente Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio – Italia.  Autore di numerosi articoli e libri sulla crisi energetica ed ambientale, le sue cause ed i suoi probabili sviluppi.

Luigi Giorgio. Informatico, ex dirigente in una multinazionale chimica. Dal 2005 si occupa attivamente di decrescita; attualmente fa parte del direttivo nazionale del Movimento per la Decrescita Felice e coordina in MDF il gruppo tematico di economia.

Serge Latouche.  Economista e filosofo, professore emerito presso l’università Paris Sud –  Parigi.  E’ uno dei principali economisti che criticano l’approccio neo-classico e l’ossessione per una crescita economica infinita. E’ autore di decine di libri in cui propone e spiega le modalità per una volontaria e controllata decrescita verso una società molto più parsimoniosa, ma prospera.

Simone d’Alessandro. Economista, professore presso l’Università di Pisa. Si occupa principalmente di modelli per la valutazione di interventi che associno una riduzione delle emissioni clima-alteranti ad una riduzione delle sperequazioni sociali.

Ugo Bardi. Chimico e fisico.  Professore presso l’Università di Firenze e membro del Club di Roma. Si occupa da anni dei temi connessi al picco delle materie prime.

 

 

DOCUMENTO CONCLUSIVO

TUTELARE LA BIODIVERSITÀ, PRESERVARE ED AMPLIARE LE AREE PROTETTE PER UNA SPERANZA DI RESILIENZA

 

Premessa

La crisi più grave del nostro mondo deriva dall’impatto dell’umanità contro i limiti bio-fisici del Pianeta.  Ogni ulteriore crescita del sistema socio-economico può quindi avvenire solo provocando il collasso della Biosfera, cioè cancellando non solo la nostra civiltà, ma probabilmente anche la nostra specie, insieme alla maggior parte delle altre forme di vita. 
Molte cose saranno necessarie per adattarsi e preparare un futuro vivibile, ma tutto sarà inutile se non saremo capaci di salvaguardare la funzionalità della biosfera. Anche la lotta al cambiamento climatico non può prescindere dalla tutela della biosfera: un campo in cui anche azioni di livello locale e nazionale possono dare risultati rapidi e consistenti.
Una civiltà senza petrolio è ipotizzabile, ma senza biodiversità, suoli fertili ed acqua dolce la stessa vita diventa impossibile

L’urgenza della situazione rende vitale cambiare i paradigmi che hanno finora guidato le nostre scelte per gestire la decrescita economica e demografica, invece di  contrastarle; un percorso difficile che richiede una strategia complessiva molto articolata.
Le priorità maggiori sono:

Promuovere la coesione sociale.  La questione dell’equità fra classi sociali e classi di età sta diventando critica per la stessa sopravvivenza di un tessuto sociale organizzato.  Ripristinare un livello accettabile di equità distributiva è un presupposto indispensabile per qualunque azione coordinata a livello di comunità e stati, dunque per qualunque azione efficace per salvaguardare la vivibilità del Pianeta.

Controllare la crescita demografica.  Una riduzione della popolazione mondiale ed europea è indispensabile, ma comporta necessariamente un fase molto difficile per il gravare di spese sociali e sanitarie su di una popolazione giovane meno numerosa e, complessivamente, più povera di quella degli anziani.  D’altronde, un eventuale rilancio della crescita demografica sarebbe controproducente poiché non farebbe che dilazionare ed aggravare le criticità attuali.

Tutelare la biosfera.  Il collasso della biosfera potrebbe essere già iniziato e, se non lo è, certamente è alle porte.  Evitarlo/fermarlo è una “conditio sine qua non” non solo per la sopravvivenza della civiltà, ma anche della nostra specie.   Anche la lotta al cambiamento climatico, per essere efficace, deve essere inquadrata in quest’ottica.
A livello locale e di stati, l’intervento più immediato, economico ed efficace è il potenziamento delle Aree Protette e la creazione di un’efficace rete di corridoi ecologici.

Aumentare la fertilità dei suoli. Recuperare fertilità nei suoli è un presupposto indispensabile per un’agricoltura produttiva in un contesto a bassa intensità energetica, oltre che un potente strumento di contrasto del cambiamento climatico. E’ necessario ridurre l’erosione e promuovere l’agroecologia, nel rispetto degli agro-ecosistemi, puntando alla qualità e riducendo l’erosione.

Preservare la qualità e la quantità dell’ acqua.  In tutto il mondo è in atto un sistematico degrado delle riserve di acqua dolce: una risorsa rinnovabile, ma esauribile.   Provvedimenti drastici sono urgenti per ridurne l’uso e l’abuso, riequilibrando il ciclo dell’acqua perlomeno a livello locale. 

Ridurre i consumi. Pensare di rilanciare i consumi all’infinito in un pianeta finito è da irresponsabili. E’ necessario ed urgente promuovere attività che non compromettano quello che resta delle risorse rinnovabili, garantite dalla vitalità degli ecosistemi naturali.  Occorrono enormi miglioramenti nella gestione e riuso dei rifiuti. Occorre abiurare all’idolatria della crescita.

Per questo:

Chiediamo che vengano applicati i Trattati a tutela della Biodiversità                                           

La Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD, Convention on Biological Diversity) fu aperta alla firma dei paesi durante il Summit mondiale dei capi di Stato di Rio de Janeiro nel giugno 1992, insieme alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Tre gli obbiettivi della Convenzione sulla diversità biologica:

1 – la conservazione della diversità biologica,
2 – l’uso sostenibile delle sue componenti,
3 – l’equa condivisione dei benefici dell’utilizzo delle risorse genetiche.

Ad oggi,  pur essendo stata ratificata da 196 paesi, la Convenzione sulla Biodiversità non è riuscita ad essere efficace.

Sino ad ora sono stati approvati i seguenti documenti:

Il Protocollo di Cartagena del 2000 sulla sicurezza biologica è entrato in vigore il 29 Dicembre 2003 ed è stato ratificato dall’Italia con la legge 15 gennaio 2004, n. 27.  La finalità del Protocollo è assicurare  un adeguato livello di protezione nel trasferimento, manipolazione ed uso degli Organismi Viventi Modificati (OVM o OGM) ottenuti con le moderne biotecnologie, tenendo conto anche dei rischi per la salute umana e pone  particolare attenzione ai movimenti transfrontalieri.

L’accordo per “ridurre significativamente la perdita di biodiversità entro il 2010, conosciuto come Obiettivo 2010 sulla sostenibilità, redatto durante il World Summit on Sustainable Development di Cape Town del 2002.

Il protocollo di Nagoya del 2010, l’ONU preso atto del fallimento del dell’Obiettivo 2010 sulla Biodiversità,  ha stabilito un quadro giuridico condiviso che regolamenta l’accesso alle risorse genetiche e garantisce una equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro utilizzo.  Il Protocollo di Nagoya è entrato in vigore nel 2014. 
Insieme al Protocollo, fu elaborato un  nuovo Piano Strategico con nuovi obiettivi per il periodo 2011/2020:  i 20 obiettivi di Aichi    

Ma l’onda di estinzioni ha continuato a crescere.

Chiediamo perciò agli organi di governo locali, nazionali ed internazionali:

Di ambire molto di più nella formulazione del nuovo piano strategico per la Biodiversità che sarà trattato nella Conferenza delle Parti della Convenzione che si terrà nel 2020 a Beijing in Cina.

Di attuare  senza più rinvii i punti di AICHI  e cioè:

1 – Fermare l’estinzione di massa aumentando il rilievo della biodiversità all’interno dei programmi di governo e nella società, diffondendo la cultura delle Aree Protette.

  • Promuovere il valore della biodiversità e le azioni necessarie per conservarla ed utilizzarla in maniera sostenibile.
  • Integrare la biodiversità nelle strategie territoriali, nei processi di pianificazione, nazionali e locali e in quelli per la riduzione della povertà,  considerandone il valore nella programmazione economica, nella contabilità e nei sistemi di reporting.
  • Eliminare i sussidi per attività dannose per la biodiversità o riformarli per minimizzare e/o evitare gli impatti negativi.  Promuovere invece gli incentivi che hanno effetti positivi sulla conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità in armonia con la Convenzione e gli altri obblighi internazionali, tenendo in considerazione le condizioni socioeconomiche dei paesi.
  • Favorire la realizzazione di piani per la produzione sostenibile di beni e servizi ecologici, garantendo la rinnovabilità delle risorse naturali e i limiti di sicurezza ecologici.

2 – Ridurre le pressioni dirette sulla biodiversità e promuoverne l’uso sostenibile, promuovendo il ripristino delle aree degradate.

  • Dimezzare il tasso di perdita di tutti gli habitat naturali, incluse le foreste. Laddove possibile, portarlo ad un valore prossimo allo zero, riducendo il degrado e la frammentazione.
  • Usare in modo sostenibile i banchi di pesca, gli invertebrati e le piante acquatiche. Predisporre piani di recupero per tutte le specie con popolazioni ridotte, diminuire drasticamente gli impatti negativi sulle attività di pesca, ponendo particolare attenzione alle specie minacciate ed agli ecosistemi vulnerabili.
  • Gestire in modo sostenibile le aree agricole, forestali e di acquacoltura al fine di assicurare la conservazione della biodiversità.
  • Ridurre drasticamente l’inquinamento dovuto all’eccesso di nutrienti per salvaguardare la biodiversità e le funzioni ecosistemiche.
  • Controllare le specie aliene invasive, prevenire la loro introduzione ed il loro insediamento.
  • Minimizzare l’effetto dei cambiamenti climatici e dell’acidificazione degli oceani sulle scogliere coralline e sugli altri ecosistemi vulnerabili per mantenerne l’integrità e la funzionalità.

3 – Migliorare lo stato della biodiversità attraverso la salvaguardia degli ecosistemi, delle specie e della diversità genetica, ampliando le aree protette.

  • Tutelare il 17% degli ambienti delle terre emerse e delle acque interne, e il 10% delle aree marine e costiere, in special modo le aree di particolare importanza per la biodiversità e per i servizi ecosistemici, attraverso un sistema gestito in maniera equa, ecologicamente rappresentativo e ben collegato di aree protette e con altre misure efficaci, basate sul territorio e integrate nel più ampio paesaggio terrestre e marino.
  • Fermare l’estinzione delle specie minacciate conosciute e favorire la loro conservazione
  • Conservare la diversità genetica delle piante coltivate e degli animali allevati e domesticati e dei loro progenitori selvatici, comprese altre specie socio-economicamente e culturalmente importanti, minimizzando l’erosione genetica e tutelando la diversità genetica.

4 – Aumentare i benefici derivanti dalla biodiversità e dai servizi ecosistemici per tutti, evitando la distruzione di habitat

  • Restaurare e salvaguardare gli ecosistemi che forniscono servizi essenziali quali: acqua abbondante e di buona qualità, salute e benessere, tenendo in considerazione le necessità delle donne, delle comunità locali ed indigene, dei poveri e delle categorie vulnerabili.
  • Aumentare la resilienza degli ecosistemi ed il contributo della biodiversità alla fissazione del carbonio attraverso la conservazione ed il ripristino di almeno il 15% degli ecosistemi degradati, contribuendo alla mitigazione dei cambiamenti climatici e dei processi di desertificazione.

5 – Favorire l’attuazione degli accordi sulla Biodiversità attraverso la pianificazione partecipata, la gestione delle conoscenze e la capacità di costruire insieme.

  • Sviluppare ed adottare una strategia per la biodiversità attraverso la stesura partecipata di Piani, Programmi, Progetti.
  • Rispettare le identità locali e l’uso sostenibile delle risorse per attuare la Convenzione della Biodiversità con la partecipazione effettiva delle comunità locali ed indigene.
  • Applicare, migliorare, condividere le conoscenze, la base scientifica e le tecnologie relative alla biodiversità, al suo valore, al suo funzionamento, al suo status ed ai suoi trend, così come le conseguenze della sua perdita,
  • Destinare risorse finanziarie per un’attuazione efficace del Piano strategico per la biodiversità 2011-2020.

Chiediamo che vengano ascoltati gli appelli degli scienziati:

Appello degli scienziati del 1992 firmato da circa 1600 scienziati, fra cui 99 premi nobel, per chiedere di fermare la devastazione della biosfera prima che fosse troppo tardi.

Appello degli scienziati del 2017 per fermare il disastro , stavolta  firmato da oltre 15.000 ricercatori di tutto il mondo.

Chiediamo inoltre:

Che vengano tutelate a livello regionale e nazionale: le Aree Protette, i boschi e le aree naturali resilienti.

Chiediamo infine:

che vengano ascoltati gli appelli di una piccola grande donna: la giovanissima Greta Thunbergh, promotrice del movimento “Global Climate Strike For Future” e di rispondere  in modo concreto a tutti i  giovani che, come lei, ci chiedono di non negar loro  un futuro.

APPELLO DEGLI SCIENZIATI ALL’UMANITA’.

(testo originale)

Introduzione

Gli esseri umani ed il mondo naturale sono in rotta di collisione. Le attività umane infliggono duri e spesso irreversibili danni all’ambiente ed alle risorse vitali.  Se non saranno poste sotto controllo, molte delle pratiche economiche correnti pongono in serio rischio il futuro che desideriamo per la società umana e per i regni animale e vegetale.  Potrebbero perfino alterare il mondo vivente tanto da non essere più in grado di sostenere la vita così come la conosciamo.
Cambiamenti fondamentali sono urgenti se vogliamo evitare la collisione cui ci porta la nostra rotta attuale.

L’ambiente

L’ambiente sta soffrendo una serie critica di stress:

L’atmosfera.

Il depauperamento dell’Ozono stratosferico ci minaccia con un incremento della radiazione ultravioletta sulla superficie terrestre che può essere dannosa o mortale per molte forme di vita.  L’inquinamento dell’aria a livello del suolo e le piogge acide stanno già causando danni diffusi agli uomini, alle foreste ed ai raccolti.

Risorse idriche.

Il noncurante sfruttamento di risorse idriche esauribili pone a rischio la produzione di cibo ed altri sistemi umani essenziali.  L’elevata domanda mondiale di acqua ha prodotto seri problemi di carenza in circa 80 paesi, contenenti il 40 % della popolazione mondiale.
L’inquinamento di fiumi, laghi e falde acquifere limita ulteriormente la disponibilità.

Oceani.

La pressione distruttiva sugli oceani è forte, particolarmente nelle zone costiere che producono gran parte del pesce per l’alimentazione umana. Il pescato totale ha ormai raggiunto o superato il massimo livello sostenibile.  Alcuni banchi di pesca mostrano già segni di collasso. 
I fiumi che portano in mare grandi carichi di terra erosa dai suoli a monte, portano anche rifiuti industriali, urbani, agricoli e da allevamento, talvolta tossici.

Suolo

La perdita di fertilità dei suoli, che sta causando un esteso abbandono delle campagne, è un diffuso sottoprodotto delle correnti pratiche in agricoltura ed allevamento.  Dal 1945, l’11% della superficie terrestre vegetata è stata degradata.   Un’area grande come l’India e la Cina insieme.  La produzione pro capite di cibo sta diminuendo in molte parti del mondo.

Foreste.

Le foreste tropicali pluviali, così come le foreste tropicali seccagne, vengono distrutte rapidamente.  Al tasso attuale, alcuni tipi di foresta critici saranno scomparsi fra pochi anni e la maggior parte delle foreste tropicali saranno andate prima della fine del prossimo secolo.  Con esse, scompariranno un gran numero di specie animali e vegetali.

Specie viventi

L’irreversibile perdita di specie, che entro il 2100 potrebbe raggiungere un terzo di tutte le specie attualmente viventi, è particolarmente preoccupante.  Stiamo perdendo il loro potenziale di fornirci medicinali ed altri vantaggi, oltre al contributo che la biodiversità da alla robustezza del mondo biologico ed alla stupefacente bellezza del mondo.   Gran parte di questo danno è irreversibile su una scala di secoli, oppure è permanente. 
Altri processi pongono ulteriori minacce.  L’incremento dei gas rilasciati in atmosfera dalla attività umane, inclusa l’anidride carbonica rilasciata dai combustibili fossili e dalla deforestazione, possono alterare il clima su scala globale.  Le previsioni circa il riscaldamento globale sono ancora incerte, con proiezioni che oscillano fra il tollerabile ed il molto grave, ma il rischio potenziale è molto alto.
La nostra massiccia manomissione della interdipendente rete globale della vita, associata al danno ambientale inflitto dalla deforestazione, dalla perdita di specie e dal cambiamento del clima, può scatenare diffusi effetti avversi, incluso l’imprevedibile collasso di sistemi biologici critici le cui interazioni e dinamiche comprendiamo solo parzialmente.
L’incertezza circa l’ampiezza di questi effetti non scusano la compiacenza od il rinvio nel fronteggiare la minaccia.

Popolazione

La Terra non è infinita. La sua capacità di assorbire rifiuti ed effluenti distruttivi è limitata. La sua capacità di provvedere cibo ed energia è limitata. La sua capacità di provvedere ad un numero crescente di persone è limitata.  E ci stiamo avvicinando rapidamente a molti dei limiti della Terra.  Le pratiche economiche correnti, nocive per l’ambiente, tanto nei paesi sviluppati che in quelli sottosviluppati, non possono continuare senza il rischio di danneggiare irreparabilmente il sistema vitale globale.
Una sfrenata crescita demografica pone il mondo naturale sotto una pressione tale che potrebbe sopraffare qualunque sforzo per raggiungere un futuro sostenibile.  Se vogliamo fermare la distruzione del nostro ambiente, dobbiamo accettare dei limiti alla nostra crescita.  
Una stima della Banca Mondiale indica che la popolazione mondiale non si stabilizzerà al di sotto dei 12,4 miliardi di persone, mentre le Nazioni Unite concludono che il totale potrebbe raggiungere i 14 miliardi, quasi triplicando gli attuali 5,4 miliardi. Eppure, anche ora, una persona su cinque vive in assoluta povertà senza abbastanza da mangiare ed uno su dieci soffre di seria malnutrizione.
Non rimangono più di uno o due decenni prima che la possibilità di evitare i pericoli che fronteggiamo siano perdute e le prospettive per l’umanità incommensurabilmente peggiori.

Appello

Noi sottoscritti, membri anziani della comunità scientifica mondiale, con la presente avvertiamo l’umanità intera di ciò che l’aspetta. E’ necessario un grande cambiamento nella nostra gestione della Terra e della vita su di essa se vogliamo evitare una vasta miseria umana ed una irreparabile mutilazione del nostro posto su questo pianeta.

Cosa dobbiamo fare.

Cinque temi inestricabilmente connessi devono essere affrontati contemporaneamente.

1 – Dobbiamo riportare sotto controllo le attività dannose per l’ambiente per restaurare e proteggere l’integrità dei sistemi terrestri da cui dipendiamo.
Dobbiamo, per esempio, passare dai combustibili fossili a più benigne ed inesauribili fonti di energia per tagliare le emissioni di gas climalteranti e l’inquinamento di aria ed acqua.  La priorità deve essere data allo sviluppo di fonti energetiche per soddisfare le necessità del Terzo Mondo con tecnologie di piccola scala, relativamente semplici da diffondere.
Dobbiamo anche fermare la deforestazione, i danni e la perdita di terreno agricolo e la perdita di specie animali e vegetali marine e terrestri.

2 – Dobbiamo gestire le risorse cruciali per il benessere umano in modo più efficiente.
Dobbiamo dare alta priorità ad un uso efficiente di energia, acqua ed altri materiali, inclusi l’espansione della conservazione e del riciclo.

3 – Dobbiamo stabilizzare la popolazione.
Questo sarà possibile solo se tutte le nazioni riconosceranno che ciò richiede migliori condizioni sociali ed economiche, oltre all’adozione di un’efficace e volontaria pianificazione familiare.

4 – Dobbiamo ridurre e possibilmente eliminare la povertà.

5 – Dobbiamo assicurare la parità dei sessi e garantire il controllo delle donne sulle proprie decisioni riproduttive.

 

Le nazioni sviluppate devono agire ora.

Le nazioni sviluppate sono i maggiori inquinatori nel mondo odierno. Devono gradualmente ridurre il loro eccessivo consumo, se vogliamo ridurre la pressione sulle risorse e l’ambiente globale.
Le nazioni sviluppate hanno l’obbligo di provvedere aiuto e supporto alle nazioni in via di sviluppo perché solo le nazioni sviluppate dispongono delle risorse finanziarie e delle conoscenze tecniche per questi impegni.
Agire riconoscendo questo non è altruismo, ma illuminato interesse proprio: industrializzati o meno che siamo, siamo tutti sulla stessa scialuppa.  Nessuna nazione può evitare danni se il sistema biologico globale viene danneggiato. Nessuna nazione può evitare conflitti per risorse sempre più rare.
Per di più, l’instabilità economica ed ambientale causeranno migrazioni di massa con conseguenze incalcolabili tanto per la nazioni sviluppate che per quelle non sviluppate. 
Le nazioni in via di sviluppo devono rendersi conto che il danneggiamento dell’ambiente è una delle più gravi minacce che fronteggiano e che ogni tentativo di smussarla sarà inutile se la loro popolazione continuerà a crescere fuori controllo.  Il pericolo maggiore è quello di restare imprigionati in una spirale di declino ambientale, povertà e disordini che condurrebbe ad un collasso sociale, economico ed ambientale.
Il successo in questo sforzo globale richiederà una forte riduzione di violenza e guerra.  Risorse ora devolute alla preparazione di conflitti e guerre (complessivamente un trilione di dollari l’anno) saranno assolutamente necessarie per nuovi compiti e dovranno essere dedicate alle nuove sfide.
E’ necessaria una nuova etica, un nuovo atteggiamento verso la nostre responsabilità di prendersi cura di noi stessi e della Terra.  Dobbiamo riconoscere che la Terra ha una capacità limitata di provvedere a noi.  Dobbiamo riconoscere la sua fragilità.  Non dobbiamo più permettere che sia devastata.  Questa etica deve motivare un grande movimento, convincere leader , governi e persone riluttanti ad effettuare i cambiamenti necessari.

Gli scienziati firmatari di questo appello sperano che il messaggio raggiunge e coinvolga persone ovunque.  Abbiamo bisogno dell’aiuto di molti:
Abbiamo bisogno dell’aiuto della comunità dei ricercatori di scienze naturali, sociali, economiche e politiche.
Abbiamo bisogno dell’aiuto dei leader del modo industriale e finanziario.
Abbiamo bisogno dell’aiuto dei leader religiosi del mondo.
Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutte le persone del mondo.

CHIEDIAMO A TUTTI DI UNIRSI A NOI IN QUEST’IMPRESA.

 

Appello degli scienziati all’umanità –
secondo avviso (2017)
(Testo originale)

Figura 1. Tendenze rilevate per i fattori ambientali identificati dall’appello degli scienziati del 1992.  Le linee grigie mostrano l’evoluzione prima della pubblicazione dell’appello, quelle nere l’evoluzione seguente.

  1. – 69,1% di emissioni di gas alogeni, che impoveriscono l’ozono stratosferico, considerando un’emissione naturale di 0,11 Mt CFC-11-equivalenti per anno.
  2. – 26,1% di disponibilità pro-capite di acqua dolce, in migliaia di mc.
  3. – 6,4% di pescato mondiale (migliaia di tonnellate) è andato diminuendo dalla metà degli anni ’90, malgrado lo sforzo crescente.
  4. + 75,3 % il numero delle zone morte marine.
  5. – 2,8% la superficie forestale mondiale (miliardi di ettari)
  6. – 28,9% i vertebrati selvatici (rispetto al 1970). Il grafico è stato elaborato tenendo conto delle lacune tassonomiche e geografiche e contiene relativamente pochi dati dai paesi in via di sviluppo, per i quali ci sono pochi studi. Fra il 1970 ed il 2012, i vertebrati sono declinati del 58%, con le popolazioni di acqua dolce, marine e terrestri declinate dell’81, 36 e 35 percento rispettivamente.
  7. + 62,1% le emissioni di anidride carbonica (miliardi di tonnellate/anno).
  8. + 167,6% l’incremento della temperatura (medie quinquennali).
  9. + 35,5% l’incremento della popolazione umana e + 20,5% quella di ruminanti domestici (vacche, pecore, capre e bufali).

Notare che l’asse y non parte da zero.  Nell’interpretazione di ogni grafico, è importante anche tener conto dell’intervallo fra i dati.

Venticinque anni fa, l’Unione degli Scienziati Preoccupati e più di 1700 ricercatori indipendenti, compresa la maggioranza dei premi nobel per le scienze allora viventi, sottoscrissero il “Appello degli scienziati del mondo all’umanità” del 1992 (link).

Questi professionisti, seriamente preoccupati, si appellarono all’umanità per fermare la distruzione dell’ambiente ed avvertirono che “è necessario un grande cambiamento nella nostra gestione della Terra per evitare una vasta miseria umana”.
In quel manifesto, mostrarono che gli umani erano in rotta di collisione con il mondo naturale.  Espressero preoccupazione per il corrente, imminente o potenziale danno al pianeta Terra che riguardava il depauperamento dell’Ozono stratosferico, la disponibilità di acqua dolce, la riduzione della vita marina, le zone morte oceaniche, la deforestazione, la distruzione della biodiversità, il cambiamento del clima e la continua crescita della popolazione umana.
Proclamarono che erano urgenti cambiamenti fondamentali per evitare le conseguenze che la nostra attuale rotta ci avrebbe portato.
Gli autori della dichiarazione del 1992 temevano che l’umanità stesse spingendo gli ecosistemi terrestri oltre la loro capacità di supportare la rete della vita.  Descrissero come ci stiamo rapidamente avvicinando a molti dei limiti che la Biosfera può sopportare senza danni sostanziali ed irreversibili. 
Gli scienziati supplicarono di stabilizzare la popolazione umana, spiegando come il nostro grande numero (dal 1992cresciuto di altri 2 miliardi, un incremento del 35%) eserciti una pressione sulla Terra tale da travolgere altri sforzi per realizzare un futuro sostenibile (Crist e al. 2017).  Ci implorarono di tagliare le emissioni di gas-serra (GHG) e di abbandonare i combustibili fossili, ridurre la deforestazione ed invertire la tendenza verso il collasso della biodiversità.

Oggi, al venticinquesimo anniversario di quell’appello, guardiamo nuovamente ai loro avvertimenti e valutiamo le risposte umane, esplorando le serie temporali disponibili.
Dal 1992, con l’unica eccezione della stabilizzazione dell’ozono stratosferico, l’umanità non ha fatto sufficienti progressi per risolvere le sfide ambientali previste,  molte delle quali sono anzi di peggiorate in modo allarmante.
Preoccupa specialmente il cambiamento climatico, potenzialmente catastrofico, causato dall’incremento dei gas-serra dovuto all’uso dei combustibili fossili (Hansen e al. 2013), alla deforestazione (keenan e al. 2015 ed alla produzione agricola (in particolare all’allevamento intensivo di ruminanti per il consumo di carne (Rippli e al. 2014).  Abbiamo inoltre scatenato un’estinzione di massa, la sesta in circa 540 milioni di anni, nel corso della quale molte delle attuali forme di vita potrebbero essere annientate o poste a rischio di estinzione per la fine di questo secolo.

Oggi diamo un secondo avviso all’umanità, illustrato da questi allarmati sviluppi (v. figura). Stiamo compromettendo il nostro futuro perché non controlliamo il nostro intenso, ma geograficamente e demograficamente irregolare, consumo materiale. E non ci rendiamo conto che la continua, rapida crescita della popolazione è la forzante principale dietro molte minacce ecologiche ed anche sociali (Crist e al. 2017).
Fallendo nel limitare adeguatamente la crescita della popolazione, ristrutturare un’economia radicata nella crescita, ridurre i gas-serra, incentivare l’energia rinnovabile, proteggere l’habitat, restaurare gli ecosistemi, ridurre l’inquinamento, fermare la deforestazione e contenere le specie invasive aliene, l’umanità non sta intraprendendo i necessari ed urgenti passi per salvaguardare la nostro biosfera in pericolo.

Poiché molti leader politici rispondono alle pressioni, scienziati, giornalisti e cittadini devono insistere affinché i loro governi considerino come un imperativo morale l’intraprendere azioni immediate verso le attuali e future generazioni, oltre che verso le altre forme di vita.
Con un’ondata di ben organizzati sforzi dalla base, un’ostinata opposizione può trionfare e costringere i governi a fare le cose giuste.   E’ tempo anche di riesaminare e cambiare il nostro comportamento individuale, compreso limitare la nostra riproduzione (idealmente a livello di ricambio, al massimo) e drasticamente ridurre i nostri consumi pro-capite di combustibili fossili, carne ed altre risorse.

Il rapido declino delle sostanze che distruggono l’Ozono stratosferico dimostra che possiamo apportare dei cambiamenti positivi quando si agisce con decisione. 
Abbiamo anche fatto progressi nel ridurre la povertà estrema e la fame.  Altri progressi importanti (ancora non visibili nei dati globali mostrati nella figura) includono il rapido declino della fertilità umana in molte regioni (attribuibile ad investimenti nella scolarizzazione di donne e ragazze), il promettente declino del tasso di deforestazione in alcune regioni e la rapida crescita delle energie rinnovabili.  
Abbiamo imparato molto dal 1992, ma il procedere degli urgenti cambiamenti nella politica, nel comportamento umano e nelle diseguaglianze globali è molto lontano dall’essere sufficiente.
La transizione alla sostenibilità può avvenire in diversi modi, ma tutti richiedono una pressione della società civile ed un sostegno basato sull’evidenza scientifica nella politica, oltre ad una solida comprensione degli strumenti politici, del mercato e delle altri forzanti.  Esempi di differenti ed efficaci passi che l’umanità può fare verso la sostenibilità sono i seguenti (non in ordine di importanza o di urgenza).

  1. Dare la priorità ad un’interconnessa, ben finanziata e ben gestita rete di Aree Protette che copra una porzione significativa degli habitat, terrestri, marini ed aerei della Terra.
  2. Mantenere i servizi ecosistemici fermando la conversione di foreste, praterie ed altri habitat naturali.
  3. Ripristinare comunità vegetali native su larga scala, in particolare le foreste.
  4. Rinaturalizzare le zone dove si trovano specie rare, in particolare predatori apicali, per ripristinare processi e dinamiche ecologiche.
  5. Sviluppare e adottare adeguati strumenti politici per fermare la distruzione della fauna, il bracconaggio ed il commercio di specie minacciate.
  6. Ridurre lo spreco di cibo mediante l’educazione e mligliori infrastrutture.
  7. Promuovere la diffusione di diete con maggiore quantità di cibi vegetali.
  8. Ridurre ulteriormente il tasso di fertilità, assicurando a donne e uomini l’accesso all’educazione sessuale ed ai servizi per una pianificazione familiare volontaria, specialmente laddove questi sono attualmente assenti.
  9. Aumentare l’educazione ambientale dei bambini, così come l’impegno di tutta la società nell’apprezzamento della natura.
  10. Disinvestire dalla finanza e investire per incoraggiare un positivo cambiamento ambientale.
  11. Elaborare e promuovere nuove tecnologie verdi e adottare massicciamente fonti di energia rinnovabile , mentre si eliminano i sussidi alla produzione di combustibili fossili.
  12. Modificare la nostra economia per ridurre la disparità di ricchezza ed assicurare che prezzi, tasse e incentivi tengano conto dei costi reali degli impatti che i consumi hanno sull’ambiente.
  13. Fare una stima scientificamente difendibile di una popolazione umana sostenibile sul lungo periodo e coinvolgere nazioni e leader nel sostegno di questo obbiettivo vitale.

Per prevenire una generalizzata miseria ed una catastrofica perdita di biodiversità l’umanità deve trovare un’alternativa più ambientalmente sostenibile  al “business as usual”.   Questa prescrizione era già stata ben articolata dagli scienziati 25 ani fa, ma sotto molti aspetti, non abbiamo ascoltato il loro allarme.  Presto sarà troppo tardi per cambiare strada e allontanarci da questa traiettoria.  Il tempo sta scadendo.
Dobbiamo riconoscere, nella nostra vita quotidiana e nelle nostre istituzioni governative, che la Terra con tutte le sue forme di vita è la nostra unica casa.

Epilogo

Siamo stati sommersi dal sostegno al nostro articolo e grazie agli oltre 15.000 firmatari da ogni parte della Terra.  Per quanto ne sappiamo, questo è il maggior numero di sottoscrizioni e di supporto formale mai ottenuto da un articolo pubblicato su una rivista scientifica.
In queste righe abbiamo riassunto le tendenze ambientali degli ultimi 25 anni, mostrato preoccupazioni concrete e suggerito alcuni esempi di possibili rimedi.   Ora, come “Alleanza degli Scienziati del Mondo” e con il pubblico tutto, è importante continuare il lavoro per documentare le sfide, così come le situazioni che migliorano, per sviluppare chiare, tracciabili e pratiche soluzioni, così come per comunicare gli sviluppi e le necessità ai leader mondiali.

Lavorando insieme, rispettando la diversità delle persone e delle opinioni ed il bisogno di giustizia nel mondo, potremo fare grandi progressi nell’interesse dell’umanità e del pianeta da cui dipendiamo.

 

 

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