Purtroppo, mi vedo costretto a unirmi alle reazioni contrariate rispetto al post diffuso recentemente sui social network dal gruppo italiano di Friday For Future (FFF), denunciante ‘la bufala del sovrappopolamento del pianeta’.

 

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Non se Jacopo Simonetta, nel suo ultimo articolo per il nostro blog, intendesse replicare specificatamente a questa presa di posizione, sta di fatto che le sue argomentazioni sono comunque calzanti e pienamente condivisibili. Trovo molto preoccupante che FFF Italia ricicli una propaganda denigratoria biecamente antimalthusiana riecheggiante in tutto e per tutto argomentazioni normalmente adottate da tanti denigratori di Greta Thunberg, ossia gli apologeti dello sviluppismo sempre inclini a ridimensionare o negare l’urgenza della problematica ambientale. A tratti, sembra di leggere Chicco Testa o gente simile, per capirci, non persone che dovrebbero avere come bussola di riferimento la formula IPAT di Paul Ehrlich..

In realtà, non è la prima volta che FFF  manifesta diffidenza verso la questione sovrappopolazione: già il 7 maggio scorso, infatti, sul sito italiano dell’organizzazione era stata pubblicata la traduzione di un articolo polemico del giornalista scientifico del Guardian George Monbiot, figura che posso solo ammirare per il suo impegno, pur temendo che la militanza politica stia avendo un po’ troppo il sopravvento sul rigore scientifico. In ogni caso, la posizione italiana sembra condivisa da tutto il movimento.

A onor del vero, io stesso la pensavo pari pari come Monbiot finché non mi hanno fatto capire che il suo ragionamento, valido su scala globale, non lo è più analizzando a livello locale. Oggi l’Africa si trova in overshoot in quanto abitata da un numero eccessivo di persone, benché molto poco impattanti pro capite (per maggiori dettagli rimando a un mio vecchio pezzo), segno inequivocabile di sovrappopolazione.

Al pari di altri che hanno replicato potrei chiudere qui la questione, ma ciò mi lascerebbe un profondo senso di amarezza perché, conoscendo l’idealismo sincero dei tanti ragazzi che hanno aderito al messaggio di Greta incuranti della marea di contumelie riversate sulla loro testa, sarebbe ingiusto metterli in croce per un errore concettuale, per quanto molto grave. Anche perché non sopporto il gongolamento di una certa vecchia guardia ambientalista da sempre in attesa di passi falsi delle nuove leve per accontentare il proprio narcisismo avanguardista di unica, vera depositaria del pensiero ecologista (magari si fossero tutti sfogati onestamente alla maniera di Jacopo).

Pertanto, dopo aver sottolineato lo sbaglio commesso invitando a ricredersi, credo sia giusto altresì rimarcare alcune preoccupazioni condivisibili e ineludibili. E’ vero che la sovrappopolazione, per la delicatezza del tema, è sempre stato un argomento decisamente tabù, ma negli ultimi anni lo sta diventando sempre meno e a farne un vessillo spesso sono persone non molto raccomandabili (oltre che ancora meno interessate alla IPAT). Da una parte, mi schiero senza se e senza ma con Jacopo, rifiutando categoricamente l’idea che denunciare la sovrappopolazione del pianeta sia un atto fascio-nazista; dall’altra, è altrettanto innegabile che, in piena e palese crisi ambientale planetaria, alcuni soggetti portatori di ideologie poco raccomandabili vogliano trasformarla nel ‘vero problema ecologico’ per scaricare ogni responsabilità sui poveri del mondo.

E’ un fenomeno che vedo aggirarsi in maniera sempre più strisciante sui social media, anche tra gruppi ambientalisti del tutto rispettabili, ma che sta prendendo piede anche al di fuori del Web, all’interno della galassia di movimenti legati all’estrema destra, come ben descritto da un articolo pubblicato nel maggio scorso su The Vision.  Ne riporto uno stralcio significativo:

La spiega il reporter David Roberts, che da anni si occupa di questioni ambientali per i media statunitensi, in un articolo intitolato Sono un giornalista che si occupa di ambiente, ma non scrivo mai di sovrappopolazione. Vi dico perché, dato che me lo chiedete costantemente: “Quando i movimenti politici o i leader mettono il controllo della popolazione al centro delle proprie preoccupazioni… diciamo solo che non finisce mai bene. In pratica, quando trovi qualcuno preoccupato della sovrappopolazione, molto spesso trovi razzismo, xenofobia o eugenetica in agguato dietro le quinte. Sono quasi sempre popolazioni particolari che devono essere ridotte”.

Il professore della Columbia University Matthew J. Connelly riassume la preoccupazione legata alla sovrappopolazione in modo più animato di Roberts. “Quando le persone mi domandano se il mondo è sovrappopolato,” scrive Connelly, “voglio sempre domandare loro: chi hai in mente? C’è qualcuno in particolare che non credi sarebbe dovuto nascere? Magari qualche grande gruppo di persone, magari milioni di persone, che non credi dovrebbero essere qui? […] Se vuoi essere specifico rispetto a questioni che preoccupano le persone – ci sarà abbastanza cibo? Ci sono troppe emissioni di CO2? – allora devi iniziare a parlare di chi esattamente sta consumando questo cibo. E lo stiamo davvero esaurendo? Se ti preoccupa il riscaldamento globale, da dove viene quel riscaldamento?”.

 

Roberts e Connelly sono ‘ecostruzzi’, per usare la definizione di Jacopo nel suo articolo? Direi proprio di sì, e sbagliano a comportarsi così perché, se è giusto che esistano tabù morali, non devono essercene invece di intellettuali (per essere chiari: non si deve praticare l’incesto, ma si deve essere liberi di parlarne). Tuttavia, possiamo davvero ridimensionare le loro preoccupazioni, riprese dai sostenitori di Greta, come campate per aria? Io non credo, temo anzi che dovremo abituarci sempre di più a gente che utilizzerà la sovrappopolazione come scusa per riesumare l’eugenetica, il darwinismo sociale e altre sozzerie di cui non si sentiva certo la nostalgia.

Mi auguro che chi ha pur giustamente biasimato la sconsiderata uscita di FFF ora non se ne esca con improduttivi atteggiamenti di chiusura verso il movimento, anche perché siamo di fronte a un modo di sbagliare ben diverso da quello degli ecofascisti: negando la sovrappopolazione, i ‘gretini’ enfatizzano il loro problema ecologico principale (consumi), quindi accollano su di sé maggiori oneri, invece di riversarli sugli altri. Siccome il loro attivismo non ha alcuna influenza sui trend demografici dei paesi in via di sviluppo e poiché dubito che i membri dei FFF si distaccheranno dalle tendenze procreative occidentali in declino, alla fine adotteranno comunque comportamenti virtuosi malgrado la tremenda cantonata presa.

Soprattutto, esorto chi li critica a non aggiungere errore a errore reagendo come se vivessimo ancora negli anni Settanta, quando veramente parlare di sovrappopolazione era la via più veloce per farsi crocifiggere indistintamente dall’estrema destra all’estrema sinistra e solo un ristretto manipolo di coraggiosi, imbevuti di quella che allora (ma forse anche adesso) era la punta di diamante della scienza della sostenibilità, aveva il coraggio di affrontare l’argomento. Oggi, invece, strani personaggi tendono a mettersi in bocca questa parola, per ragioni del tutto aliene all’ecologia. Fatto che di certo non deve indurci all’autocensura ma sicuramente ad agire con molta, molta cautela e accuratezza. 

 

 

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