Scrive un indignatissimo Nicola Porro dal proprio blog ospitato sul sito Web de Il Giornale:
Il nostro collaboratore Franco Battaglia, docente di chimica fisica presso l’università di Modena ha accettato l’invito dell’on Carlo Giovanardi e del candidato a sindaco di Modena Luca Ghelfi a confrontarsi pubblicamente a Modena con i sostenitori del riscaldamento globale causato dall’attività umana. La sedia degli interlocutori è rimasta desolantemente vuota perché non soltanto tutti gli invitati di quella scuola di pensiero hanno rifiutato l’invito, ma anche perché allo stesso orario la CGL Scuola di Modena, invitata a partecipare, ha organizzato altrove un incontro sullo stesso tema con relatori schierati con Greta Thunberg senza alcun contraddittorio. Insomma siamo arrivati al punto che a personaggi come Antonino Zichichi, il premio Nobel Carlo Rubbia, Franco Prodi, e il professor Battaglia, illustri docenti universitari, si nega un dibattito su un argomento decisivo per il nostro futuro, poiché con loro non ci si confronta.
Porro può non piacere come giornalista (è il mio caso, ad esempio) ma indubbiamente ci sa fare con le parole, ad esempio quando, per dare l’idea di uno scontro tra fazioni, definisce ‘schierati con Greta Thunberg’ coloro che sarebbe stato più corretto chiamare ‘persone informate sulla scienza del clima’. Per la cronaca, Porro disconosce qualsiasi sentimento irrazionalistico, anzi: in un altro post del blog in risposta al direttore di Libero Claudio Cerasa – che lo accusava di concedere troppa esposizione mediatica alle posizioni no-vax nel talk show Matrix – condanna senza mezzi termini l’ideologia contraria ai vaccini (“una balla colossale”) ma, da ‘buon liberale’, dichiara:
In fondo la tutela del free speech esiste proprio perché qualcuno possa dire qualcosa di assolutamente offensivo, contradditorio, eterodosso, antipatico, altrimenti a che servirebbe una sua tutela.
E il pericolo dell’eccessiva visibilità ragalata a bufalari di ogni genere? Secondo il giornalista, non sussiste:

Non penso che la scienza sia una religione, proprio perché è contestabile e falsificabile. Ma se si preserva la scienza da test stressanti, e tanto meno sono scientifici tanto più lo sono, si rischia di preservarla in una rete protettiva fatta di dogmi.

Inoltre i forti argomenti che la medicina ha sulla questione vaccini fanno vincere facile la battaglia: le tesi no vax (quelle pseudo-tecniche) sono del tutto risibili. Se mi permetti è lo stesso ragionamento che si può per le immagini delle stragi dei fondamentalisti islamici: mostrare lo scempio, dà il senso della sua bestialità.

 

In realtà, è vero l’esatto contrario. Se io dovessi sostenere tesi ‘eretiche’ contro un affermato scienziato, non chiederei nulla di meglio di un incontro alla presenza di un pubblico generalista (il non plus ultra sarebbe sarebbe proprio una trasmissione televisiva stile Matrix), specialmente trattando di un fenomeno complesso come il clima.

Innanzitutto, in uno scenario da tribuna elettorale, dove una questione scientifica viene ridotta a ‘opinioni contrastanti’, vigerebbe un regime di ‘par condicio’ che mi insignerebbe automaticamente della medesima autorevolezza della controparte; in fondo, le opinioni in democrazia non sono tutte (o quasi) legittime? Lo scienziato, inoltre, non potrebbe ricorrere a importanti armamentari del mestiere (citare articoli di ricerca, presentare diagrammi, grafici, statistiche, ecc.); gli occorrerebbe illustrare alcuni concetti basilari agli spettattori (semplificandoli il più possibile) nel tentativo di spiegare le sue ragioni, tuttavia per farlo in modo esaustivo avrebbe bisogno di molto tempo e sarebbe costretto a sorvolare su gran parte delle mie osservazioni polemiche, ovviamente all’insegna della massima comprensibilità e ammiccanti alla ‘pancia’ di chi ascolta, con i tipici argomenti su lobby & interessi, previsioni apocalittiche rivelatesi sbagliate, lo scandalo Climategate ecc.; a tutto ciò si aggiunga l’ostilità diffusa verso i ‘professoroni’, contrapposta invece alla naturale simpatia verso gli outsiders e chi ‘parla come noi’ (Matteo Renzi/Salvini docet).

Alla faccia dello “scempio”, in un dibattito all’americana a uscirne vincente agli occhi del pubblico non sarebbe il più preparato, bensì quello più a suo agio in quel contesto; notoriamente, molti negazionisti climatici compensano gran parte delle loro mancanze scientifiche con verve dialettica e strategia mediatiche ad hoc. Siccome sarebbe da ingenui confidare nell’ingenuità di Porro (ha difetti ben peggiori), ritengo improbabile che non capisca le deficienze di tale forma di ‘contraddittorio’; piuttosto, dubito che gli interessi la verità scientifica, specialmente quando c’è di mezzo un argomento allergico al business as usual come il clima.

Esistono metodi decisamente più proficui per separare la paglia dal fieno: il sito Web Climalteranti, ad esempio, si è prodotto in questi anni nello sforzo più trasparente e costruttivo possibile verso gli ‘scettici’, ossia sottoporre a un attento debunking i vari ‘campioni del negazionismo’, in particolare Zichichi, Rubbia, Prodi, nonché il presunto ostracizzato Battaglia. Disponendo on line di tutto lo spazio necessario e degli strumenti non impiegabili in dibattiti pubblici, i competenti dimostrano non solo l’infondatezza delle tesi degli ‘eretici’, ma mettono a galla la loro sostanziale ignoranza in fatto di clima; cosa che, per la verità, non dovrebbe stupire.

Sarebbe davvero arrogante, da parte mia, pensare che scienziati affermati (anche se in campi molto diversi dal clima) non sappiano che nel mondo scientifico il ‘confronto’ e il ‘contraddittorio’ non avvengono sulle pubbliche piazze, nei talk show o sulle pagine de Il Giornale o Libero, bensì pubblicando articoli su riviste accreditate sottoponendo il proprio lavoro a un processo di revisione paritaria (peer review). Un meccanismo tutt’altro che perfetto e sicuramente da riformare, ma che si è rivelato finora il metodo migliore (o se non altro il peggiore a eccezione di tutti gli altri) per accrescere il patrimonio scientifico.

Chiudo con un’ultima citazione del post di Porro a Cerasa: 

Caro direttore tu citi la retorica antipotere raccontata da Mark Thompson. Io gli preferisco Robert Spencer e il suo free speech (affidalo alle sapienti mani di uno dei tuoi giornalisti). Ci racconta di un mondo dei media, dei politici, degli opinionisti e delle università in cui il pensiero dominante non tollera contraddittorio.

L’opinione eretica o ritenuta tale non ha diritto di espressione. In fondo la tutela del free speech esiste proprio perché qualcuno possa dire qualcosa di assolutamente offensivo, contradditorio, eterodosso, antipatico, altrimenti a che servirebbe una sua tutela.

Se nella sfera sociale l’anticonformismo e la differenza sono elementi da proteggere e valorizzare (alla stessa maniera in cui bisogna tutelare la biodiversità in natura), nella pratica scientifica il valore fondamentale è il rigore, non ‘essere eretici’, altrimenti la ricerca viene viziata alla radice dal peggior bias; persino geni del calibro di Richard Dyson, ostinatamente decisi a tenere atteggiamenti da bastian contrario nelle questioni scientifiche, sono incappati in sonori strafalcioni (guarda caso anche lui se n’è uscito con svariate sciocchezze sul global warming). L’apertura mentale – essa sì valore irrinunciabile – è tutt’altra cosa.

Il merito di Galileo non è stato quello di ‘pensare diversamente’ riguardo al movimento della Terra e alla struttura del sistema solare, bensì di riuscire a provare la fondatezza della sua visione meglio dei geogentrici; Einstein nella fisica e Chomsky nella linguistica, solo per fare un paio di esempi, sono stati autentici rivoluzionari non tanto per l’originalità delle rispettive teorie, bensì per la loro capacità di illustrare meglio determinati fenomeni rispetto alle spiegazioni fino ad allora in auge, aprendo nuovi e fecondi orizzonti di studio. Dare risonanza ad alcune teorie solo per la loro eccentricità è invece il modo migliore per sprofondare nella più bieca ignoranza.

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