Quattro poliziotti bianchi ammazzano un nero inerme e scoppia l’ennesima serie di saccheggi e sommosse in una città degli Stati Uniti.
Già visto, ma stavolta è diverso perché il fatto avviene in un periodo in cui non solo i neri, ma anche la grande maggioranza dei bianchi americani è esasperata, come anche la gente di ogni colore in tutto il mondo.  Esasperata da una pandemia che solo per cominciare ha fatto mezzo miliardo di nuovi disoccupati nel mondo, giunta a chiosa di una crisi economica, quella del 2008, mai davvero recuperata.  Neppure in Cina, al di là delle favole di regime.   Esasperata dal fatto che quasi tutti stanno diventando sempre più poveri, mentre qualcuno diventa sempre più ricco.   Esasperata da una classe dirigente che, al massimo, riesce ad appiccicare una pezza su qualche buco, facendone un altro accanto perché incapace di capire cosa stia davvero accadendo e quindi incapace di spiegarlo ai cittadini (che poi non è detto che lo vogliano sapere, ma questo è un altro discorso).
Così, oltre ai rituali saccheggi, ci sono state anche dimostrazioni e tafferugli politici, non solo di neri e non solo in America.  Insomma, l’omicidio di Floyd è stato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e un sacco di gente è scesa in piazza, anche in città che non hanno nulla a che fare con Minneapolis e la sua polizia.
Niente di strano, né di inatteso in questo.  Che il vaso fosse colmo si sapeva e che una goccia sarebbe arrivata pure.   Come sappiamo benissimo che ci saranno ben altri disordini sommosse negli anni a venire.

 

L’assalto alle statue.

Niente di strano neppure nel fatto che siano prese di mira le statue commemorative di svariati personaggi.   Niente di strano perché la mente umana lavora per simboli e le statue sono simboli.  Sono state erette per significare qualcosa ed è quindi logico che chi la pensa diversamente da chi le ha fatte abbia piacere a disfarle.   Lo abbiamo sempre visto e sempre lo vedremo.
Quello di cui vorrei qui parlare è però di un fatto su cui mi sembra che non si rifletta abbastanza:  lo stesso oggetto può avere un significato molto diverso a seconda di chi lo guarda.

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Cercherò di spiegarmi confrontando le statue commemorative di due grandi generali: La prima è dedicata a George Washington, la seconda a Robert Lee.  Il primo simbolo di lotta per la libertà ed il progresso, il secondo di schiavismo.  Siamo sicuri?

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Entrambi erano ricchi latifondisti ed entrambi combatterono valorosamente per l’indipendenza del loro paese, oltre che per mantenere i propri privilegi, fra cui quello di possedere centinaia di schiavi.  Si, perché una delle ragioni che portarono alla ribellione delle 13 colonie d’America fu proprio il tentativo della Corona Britannica di abolire la schiavitù che, invece, fu solennemente sancita dalla Costituzione degli Stati Uniti del 1787.  Prima e durante la Guerra d’Indipendenza Americana gli inglesi protessero ed anche armarono gli schiavi fuggitivi esattamente come fecero i nordisti quasi 100 anni più tardi.    E allora cosa rappresentano queste statue?

Certo, la realtà dei personaggi e degli eventi storici è sempre molto più complessa ed articolata dell’archetipo che gli viene appiccicato addosso dalla propaganda.   Verrebbe fatto di pensare che una buona istruzione scolastica potrebbe rimediare almeno in parte a questo problema, ma chiunque sia stato a scuola ha imparato per prima cosa che la scuola dell’obbligo è nata ed è cresciuta prima di tutto come strumento di propaganda e di potere.  Secondariamente, per insegnare ai futuri cittadini a svolgere bene le funzioni necessarie per il corretto funzionamento degli stati.  Nel bene e nel male.
Ma vediamo meglio il caso del generale Lee.  E’ stata una buona idea erigergli statue?  Ed è una buona idea vandalizzarle o rimuoverle?
Partiamo dalla guerra di secessione.   Senza entrare in dettagli, la costituzione federale garantiva e garantisce la possibilità per gli stati di uscire dalla federazione, ma quando qualcuno ci ha provato è stato annientato in una guerra che, per l’epoca, fu incredibilmente feroce perché non si provvide solo ad annientare l’apparato militare e la classe dirigente del nemico.   Si ebbe anche cura di distruggere sistematicamente l’intera infrastruttura economica dei “ribelli” affinché mai più potessero recuperare la forza necessaria per riprovarci.  Missione compiuta: alcuni di quelli che all’epoca erano gli stati più floridi degli Stati Uniti (anche sulla pelle degli schiavi), sono da allora stati poveri e lo rimarranno per sempre.
Il tutto, ci dicono, per affrancare gli afroamericani dalla schiavitù.
In effetti, in tutta questa storia di commerci, dogane ed industrializzazione galoppante, gli schiavi servirono solo come pretesto, tanto è vero che una volta abrogata la schiavitù nessuno si preoccupò di abrogare anche il razzismo.  Semmai il contrario, tanto che ancora oggi la comunità afroamericana è quella mediamente più povera e maltrattata del paese.   Ci sono, è vero, neri ricchissimi, neri nei centri nevralgici del potere e uno ha soggiornato perfino nella White House, ma tutto ciò vola molto alto sulle teste della massa della gente di colore.
I poveri non sono però solo neri, sono anche bianchi; anzi quest’ultimi sono in rapido aumento ed allora ho provato ad immaginarmi cosa forse vedono un nero ed un bianco del sud, entrambi poveri, quando guardano la statua del generale Lee.

Il nero credo che veda il simbolo dello schiavismo che, malgrado tutto, continua a segnare come una maledizione il destino della sua gente.  Ed ha perfettamente ragione.

Magari, il bianco vede invece il simbolo di un’eroica resistenza contro un nemico implacabile che ha distrutto il suo paese con una guerra che, come una maledizione, segna ancora il destino della sua gente.  Ed anche lui ha ragione.

Ora immaginiamo che i due si incontrino e debbano decidere cosa fare.   Se entrambi fossero al corrente dei motivi che allora portarono al conflitto e di quali siano oggi i meccanismi che stanno stritolando le loro vite, probabilmente si troverebbero d’accordo per andare insieme a bruciare la Trump Tower.   Se, invece, i due si saranno bevuta la favola scolastica dei nordisti buoni che combattono contro di cattivi sudisti per la libertà dei neri è molto probabile che si picchieranno fra di loro.  (Per inciso, gli schiavisti erano cattivi davvero, semmai erano i buoni a non esserlo mica poi tanto).

Dunque che fare con le statue dei generali, dei re, dei mercanti e degli altri che hanno fatto cose importanti, magari per il bene di certuni a danno di certi altri?   Io credo che la cosa migliore sarebbe lasciarle al loro posto, corredate di una bella targa che spieghi cosa hanno fatto e perché.  Se non altro, qualcuno potrebbe imparare un briciolo di storia, che fa sempre bene.

 

 

 

 

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