Di Maria Luisa Cohen

Il 12 giugno 2019 Federparchi e Federlegno hanno siglato un protocollo d’intesa per: “diffondere la sostenibilità e valorizzare i modelli di sviluppo eco-compatibili nelle aree protette”.
Sono cosciente che quello che scrivo non sarà molto popolare presso la maggioranza delle persone che cercano di “migliorare” le proprie condizioni di vita attraverso un crescente sfruttamento delle risorse naturali, ma invito a riflettere che la natura non e’ un pozzo di san patrizio da cui attingere senza freni quello che non può dare.
“Molti uomini, come i bambini, vogliono una cosa ma non le sue conseguenze”. ( José Ortega y Gasset)
Non credevo ai miei occhi, eppure questo protocollo d’intesa cosi vivacemente promosso da un sofisticato ufficio stampa locato e addestrato nella Repubblica Democratica Cinese, erede del migliore Orwell, offre un bersaglio troppo ovvio.
Ho creduto per un attimo di innocenza che fosse l’iniziativa di un buontempone o, ancor meglio, una fake news programmata da un canale televisivo per fare ridere la gente a crepapelle, perché ha superato ogni aspettativa riguardo alla capacità di sovvertire la realtà. Ha un ché di surreale che supera il “New Speak” (di orwelliana memoria) per affronto ad un linguaggio che un tempo aderiva al senso comune ed era suscettibile al senso del ridicolo. Ma mentre il “New Speak” era finzione, seppure profetica, questo protocollo è invece l’adempimento finale di una tragicommedia.
La dittatura del presente richiede l’azzeramento di ogni connessione lessicale con il passato: “La cosa più importante che la storia insegna è che a quel tempo nessuno sapeva ciò che sarebbe accaduto “ (Haruki Murakami).
Qui, per evidenti interessi economici, abbiamo fabbricato un senso diverso della realtà, che afferma una falsa necessità. Ci dice: non pensare alla natura e alla sua conservazione, sia essa in ogni forma palpabile: foreste habitat montagne e quant’altro. Qui si rinforza l’îdea che ogni sviluppo è necessario quando esso significa aumento del PIL- e by God, manipolare le foreste a seconda dei bisogni umani si può fare, anzi si deve, solo aggiungendo ad ogni manipolazione il termine o aggettivo “sostenibile” che apre tutte le porte e tutti i portafogli.
In questo caso, tutto è risolto nel linguaggio aziendale, per cui lo stesso significato di Bene non ha altri connotati che economici : cespite, bene, patrimonio, risorsa, come liquidità, credito. Ed ha i suoi punti di forza, che sono i valori aggiunti, gli elementi portanti di aziende o iniziative. (Wikipedia ).
Infatti, la parola “sostenibile” si riferisce alla capacità di sostenere o di sopportare, ma non dice esattamente cosa o quando o quanto perché il Diavolo è nel dettaglio.
Qui si parla della modificazione di un ambiente prezioso per la comunità non solo umana, ma di tutto l’ecosistema interessato alla sua durabilità e incontaminata condizione. Questo è il codice lessicale che giustifica tutti gli interventi umani a servizio degli immediati o presunti interessi umani che, a lungo andare, per una infelice miopia non vedrà poco’ più lontano le ulteriori indecifrabili conseguenze. Al di là di ogni favorevole prognosi e “Environmental Impact Assessment” ( Valutazione dell’Impatto Ambientale, per chi non ha smaltito l’anglicismo ).
Noterete che non ho esibito il breviario delle solite ragioni ecologiche, soffermandomi piuttosto sull’ effetto “linguaggio” che è determinante per la comprensione di ogni nostro atto.
A quest’ora non dovremmo avere dubbi circa l’impossibilità di sostenere il peso di quei predetti nove miliardi di diversamente affamati – di cibo, di potere, di ricchezza, di sostentamento, di gadget, di tecnologia, di futuro migliore, di mani tese, di amore, eccetera – fino all’anno di grazia 2050. Far credere di si è una bugia costruita per induzione, per fare paura o per dare speranza?
Nessuno può prevedere il futuro. Come notoriamente disse Bohr: “It is difficult to predict, especially the future.”(E’ difficile predire, specialmente il futuro” . Se esaminiamo con la nostra lente di ingrandimento i caratteri che occultano il vero significato del linguaggio, vediamo che segue le regole del marketing e branding. Sollecitando il prolifico e redditizio codazzo dei consu matori tribali, di fronte alla prospettiva golosa di fare soldi e nello stesso tempo – Bingo! – apparire assolutamente ecologisti, invece che sfruttatori senz’anima e morale. Perbacco !
La sostenibilità qui pubblicizzata deve essere “verde” perché è la tribù dei consumatori che deve essere sostenibile. Ebbene, signori e signore e futuri consumatori di risorse forestali ed altro: il business ci conosce a fondo e studia ogni nostro movimento. letteralmente- il “gretismo” e il “global whatever” (scusate l’inglesismo ! ). Esso ha un fedele seguace: una massa di ignoranti e incoscienti che ci credono quando promettiamo ancor più di quello che non esiste più. Come prosperità e biodiversità e aria pulita e salute e città vivibili e futuro migliore senza pagare di tasca propria. Se il sistema deve continuare ad essere produttivo di ricchezza per tutti, non diciamo bugie, il sistema è corrotto ed esausto, non in grado di erogare le sue promesse.
In parole povere, la sostenibilità non consiste nel generare soldi e redditi; dovrebbe invece consistere nel preservare le risorse della terra nel loro stato naturale, piaccia o no ai business immobiliari, alle associazioni e imprese che decantano le qualità salutari della natura invitando i “consumatori” della stessa ad assediarla con gite, passeggiate, esercizio fisico all’ insegna del Gesundheit. Ancora meglio se con il un cane compagno fedele e o cavalcate per sentieri ardui, ma debitamente modificati per i cavalli se non per le persone. Il tema proposto è di non manipolare la natura che verrebbe ovviamente adulterata dall’uso, con sentieri allargati, alberi rimossi e, fatalmente, eliminazione delle specie considerate un pericolo nella prospettiva di uno spurio uso umano, come serpenti o insetti nocivi. E beware dell’esperienza estetica, perché molte volte un paesaggio attraente per ragioni estetiche (che sono prospettive umane per eccellenza, la natura non ha senso estetico), non sono sempre favorevoli alla biodiversità.
Io tremo quando vedo l’uso insensibile di concerti e manifestazioni come quelle che disturbano gli ecosistemi già compromessi del Monte Subasio, sopra Assisi, dove stravolgono la vita selvatica. Ma che sono glorificati come un successo di grande visibilità e partecipazione che mette Assisi – come se ne fosse bisogno – sulla mappa del turismo poiché (ahem) guadagna molti consensi tra gli albergatori e le altre categorie economiche che ne traggono un pernicioso vantaggio.
I luoghi che piacciono e adatti alla ricreazione umana non sono necessariamente amici della natura, viva e autentica, e non sono il suo ersatz modaiolo. La corsa a benefici immediati, si sa, conduce a conseguenze imprevedibili e a nuove condizioni, apparenti nei casi di crescente egoismo o all’insegna : “Après nous le déluge”. Finché gli stessi artefici non saranno travolti dalla marea che hanno aiutato a creare.

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